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P.a., stop alle fatture cartacee

Da oggi, addio alla fattura cartacea per i fornitori di ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza e assistenza. A oltre sei anni dalla legge istitutiva, scatta infatti l’obbligo di fatturazione elettronica, accompagnato dal divieto, per gli uffici destinatari, di accettare fatture su carta.

Tutte le imprese e i lavoratori autonomi che hanno rapporti con la pa, volenti o nolenti, sono dunque catapultati nell’era della fattura immateriale (l’unica eccezione soggettiva, per il momento, è rappresentata dai fornitori esteri).

Molte le soluzioni tecniche per affrontare questo importante passaggio. È possibile attrezzarsi in proprio, acquistando gli strumenti informatici occorrenti per generare le fatture elettroniche «speciali» per la p.a. e trasmetterle al sistema di interscambio gestito dall’agenzia delle entrate, oppure acquistare il servizio da soggetti specializzati (intermediari). Le piccole e medie imprese, in possesso dei requisiti indicati nella raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE del 6 maggio 2003, possono avvalersi gratuitamente dei servizi di supporto disponibili nel portale degli acquisti della pubblica amministrazione, all’indirizzo www.acquistinretepa.it.

Al di là delle problematiche tecniche che potranno presentarsi nella prima fase, occorre risolvere anche gli aspetti legati alla contabilizzazione delle fatture elettroniche, che per moltissimi contribuenti affiancheranno quelle cartacee che continueranno a essere emesse nei confronti degli altri clienti.

 

La fattura speciale alla p.a. Il regolamento attuativo dell’obbligo introdotto dalla legge n. 244/2007, adottato con dm n. 55 del 3 aprile 2013, stabilisce che le fatture elettroniche emesse nei confronti delle pubbliche amministrazioni devono essere rappresentate in file Xml e devono contenere le indicazioni riportate nell’allegato A al decreto. L’art. 25 del dl n. 66/2014, ha inoltre stabilito che la fattura elettronica p.a. deve riportare anche:

– il codice identificativo di gara (Cig), tranne i casi di esclusione dall’obbligo di tracciabilità di cui alla legge n. 136/2010

– il codice unico di progetto (Cup), in caso di fatture relative a opere pubbliche, interventi di manutenzione straordinaria, interventi finanziati da contributi comunitari, nonché quando previsto ai sensi dell’art. 11 della legge n. 3/2003.

L’emissione, trasmissione e ricevimento delle fatture elettroniche alla p.a. devono avvenire secondo le regole definite nell’allegato B al dm 55/2013. In particolare, l’autenticità delle fatture deve essere garantita attraverso l’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata, mentre la trasmissione del file deve effettuarsi tramite uno dei canali espressamente previsti (tra i quali un sistema Pec o analogo sistema basato su tecnologie che certifichino data e ora dell’invio e della ricezione, nonché integrità del contenuto delle fatture).

La fattura elettronica p.a. si considera trasmessa e ricevuta solo a fronte del rilascio della ricevuta di consegna da parte del sistema di interscambio, al quale le fatture elettroniche devono essere inviate per il successivo inoltro agli enti destinatari, ognuno dei quali è identificato da un codice univoco che gli stessi enti dovrebbero comunicare tempestivamente ai loro fornitori.

Sono evidenti, quindi, le peculiarità della fattura elettronica p.a. rispetto alla fattura elettronica «ordinaria», che l’art. 21 del dpr 633/72 definisce come la «fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico», la cui autenticità, in base alla stessa disposizione, può essere garantita anche mediante «sistemi di controllo di gestione», e non necessariamente con la firma elettronica qualificata o digitale oppure mediante sistemi Edi.

Per quanto riguarda la gestione dei documenti, l’art. 39, terzo comma, del dpr 633/72 stabilisce che le fatture elettroniche «sono conservate in modalità elettronica», secondo le disposizioni del dm 23 gennaio 2004 (in corso di revisione). Un obbligo, questo, che si inquadra nella gestione «naturale», completamente automatizzata, dei documenti immateriali. Per la maggior parte dei contribuenti, tuttavia, l’automazione totale del processo gestionale non è, allo stato, attuabile, soprattutto perché la fatturazione attiva continuerà a effettuarsi in modalità cartacea nei confronti dei clienti diversi dalla p.a. In attesa di chiarimenti ufficiali su come gestire operativamente le due diverse tipologie di documenti, i contribuenti dovranno adottare le soluzioni più idonee per contabilizzare anche le fatture elettroniche, ad esempio annotandole insieme a quelle cartacee, oppure in apposito registro, oppure riassumendone le risultanze in un registro riepilogativo, tenuto anche con modalità informatiche, ai fini della corretta liquidazione dell’Iva.

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