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P.a., non si riduce l’arretrato Debiti a 70 miliardi di euro

Settanta miliardi di euro, pari a oltre il 4% del pil italiano. A tanto ammontano gli arretrati dovuti dalla pubblica amministrazione alle imprese per le forniture ricevute, secondo quanto rilevato dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle considerazioni finali all’assemblea annuale dell’istituto. Nonostante gli annunci del governo, i pagamenti arretrati da parte della Pubblica amministrazione restano come una zavorra sulle speranze di ripresa dell’economia italiana. Tanto da spingere gli operatori a cercare soluzioni capaci quanto meno di attenuare il peso di questo fardello.

Anno nuovo, problemi vecchi. Negli ultimi tempi il problema dei ritardi nei pagamenti era finito in secondo piano nelle cronache mediatiche. Complice la promessa del governo di uno sblocco totale dei debiti, utilizzando i fondi della Cassa depositi prestiti. Sul sito del ministero dell’economia, aggiornato allo scorso 30 gennaio, risultano pagati ai creditori 36,5 miliardi, a fronte di un finanziamento complessivo ai debitori di 42,8 miliardi (di cui 7 miliardi fanno capo allo stato, 33,2 a regioni e province autonome, 11,8 a province ordinarie e comuni). Rispetto al picco del debito commerciale, stimato dalla Banca d’Italia a fine 2012 in circa 91 miliardi, risulterebbe dunque esserci stato un progresso importante. Le disposizioni normative attraverso le quali è stato affrontato il problema sono contenute nel decreto legge 35/2013 (che ha messo a disposizione circa 40 miliardi di euro per gli anni 2013 e 2014), al quale hanno fatto seguito il dl n.102/2013 (che ha visto ulteriori stanziamenti per 7,2 miliardi), la legge di Stabilità 2014 (0,5 miliardi) e il decreto legge 66/2014 (9,3 miliardi). Questi provvedimenti hanno anche disposto misure organizzative e procedurali per impedire in futuro nuovo accumulo di debiti arretrati.

I titolari di crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni possono chiederne la certificazione all’ente debitore usando la piattaforma informatica del governo. Per i crediti maturati entro il 31 dicembre 2013, l’esecutivo ha stabilito la possibilità di cessione a intermediari finanziari con l’assistenza della garanzia dello stato, a condizione che l’istanza sia stata presentata entro il 31 ottobre 2014. Per tutti gli altri crediti, la certificazione costituisce comunque un passo utile ad agevolare la cessione agli intermediari, che può essere realizzata attraverso la stessa piattaforma informatica.

A questo proposito, il consuntivo 2014 segna registrazioni dei crediti da parte di 20.945 imprese, che hanno presentato complessivamente 91.423 istanze di certificazione del credito per un controvalore di quasi 9,8 miliardi di euro.

Ritardi nel mirino del Governatore. In sostanza sono stati compiuti alcuni passi in avanti, ma la soluzione definitiva resta ancora lontana. Un punto sul quale si è soffermato anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione della relazione annuale, ricordando che il debito commerciale della nostra Pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori privati ammontava lo scorso 31 dicembre a circa 70 miliardi di euro, 5 in meno rispetto a 12 mesi prima.

Se si confronta questo dato con quello riportato dal ministero dell’economia (36,5 miliardi, di cui si è già detto) si arriva alla conclusione che il problema rischia di tornare di gravità assoluta nel medio termine, dato che i debiti commerciali si rigenerano con frequenza, seguendo il ritmo di beni e servizi, che in effetti vengono forniti di continuo. Pertanto liquidare (e solo in parte) i debiti pregressi di per sé non riduce lo stock complessivo: questo può avvenire soltanto nel caso in cui i nuovi debiti creatisi nel frattempo risultino inferiori a quelli oggetto di liquidazione. Ne consegue che il ritardo dell’esecutivo nel pagamento di questi debiti è costato nel 2014 alle imprese italiane la cifra di 6,1 miliardi di euro. La stima, effettuata dal Centro studi ImpresaLavoro, prende a riferimento l’ammontare complessivo dei debiti della nostra p.a. (così come certificato da Bankitalia), l’andamento della spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi (così come certificato da Eurostat) e il costo medio del capitale che le imprese hanno dovuto sostenere per far fronte al relativo fabbisogno finanziario generato dai mancati pagamenti. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno va comunque sottolineato che nel 2014 questo costo è stato pari all’8,97%, quindi in leggera contrazione rispetto al 9,10% del 2013. Qualora lo stato italiano dovesse infatti adeguarsi alla direttiva europea sui pagamenti della p.a. e riconoscesse ai creditori gli interessi di mora così come stabiliti a livello comunitario, l’Erario sarebbe gravato da un esborso di ulteriori 2,4 miliardi di euro. Il fenomeno dei ritardi di pagamento della nostra p.a. assume dimensioni che non hanno pari rispetto ai nostri partner europei. Per pagare i suoi fornitori lo Stato italiano impiega 41 giorni in più della Spagna, 50 giorni in più del Portogallo, 82 giorni in più della Francia, 115 giorni in più della Germania e 120 giorni in più della Gran Bretagna.

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