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P.a., la riforma si fa più dolce

Decreto p.a. al primo giro di boa. Grazie al voto di fiducia, la riforma Madia ha tagliato il traguardo della prima approvazione parlamentare, incassando l’ok della camera con 286 sì, 132 no e due astenuti. Sarà ora il senato (impegnato sulla riforma costituzionale che si sta rivelando un campo minato per il governo Renzi) a decidere se lasciare inalterato il testo o modificarlo, costringendo Montecitorio a una nuova approvazione entro il 23 agosto. Il decreto legge (n. 90/2014) prende le mosse dai 44 punti di riforma su cui Renzi ha avviato una consultazione pubblica a fine aprile. La parola d’ordine è svecchiare la p.a. attraverso l’incremento del turnover e l’abolizione dell’istituto del trattenimento in servizio che secondo l’esecutivo dovrebbe creare 15.000 nuovi ingressi nel pubblico impiego. Numeri che però il sindacato è tornato anche ieri a contestare, ritenendo che la platea di beneficiari riguardi a conti fatti «600 dipendenti, magistrati esclusi». «Con 400 mila posti di lavoro già persi in 10 anni e una previsione di pensionamento per altri 250 mila nei prossimi 5, i nuovi ingressi non supereranno i 150 mila da qui al 2019. Risultato: 100 mila lavoratori in meno», hanno scritto in un comunicato congiunto Cgil, Cisl e Uil. Nel passaggio alla camera il decreto è stato significativamente modificato, con alcune correzioni in corsa come, per esempio, la rimodulazione del taglio dei diritti pagati dalle imprese alle camere di commercio (che doveva essere dimezzato dal 2015 e invece sarà ridotto del 35% l’anno prossimo, del 40% nel 2016 e del 50% solo nel 2017). Altri parziali dietrofront hanno riguardato la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per i prof universitari e i medici primari (che non scatterà a 62 anni, ma a 68) e la mobilità obbligatoria entro 50 km (da cui saranno esonerati i dipendenti con figli sotto i tre anni). Tra le novità, la soppressione dell’Authority lavori pubblici e dei Tar di Parma, Pescara e Latina.

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