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P.a., due date per le scadenze

Due sole scadenze per l’efficacia degli adempimenti amministrativi, due sole date da tenere in mente per trasmettere alla p.a. documenti e informazioni. Il 1° luglio e il 1° gennaio saranno le due finestre per far scattare obblighi di «raccolta, elaborazione, trasmissione, conservazione e produzione di informazioni e documenti» nei confronti degli enti pubblici. Sulla falsariga di quanto accade già in molti paesi europei (Regno Unito, Francia e Olanda) anche in Italia il groviglio burocratico che attanaglia la vita di tutti i giorni e l’economia potrà semplificarsi nei confronti di cittadini e imprese. Lo prevede il decreto con le misure urgenti del governo Letta in materia di crescita (cosiddetto «decreto Fare») che sarà definitivamente licenziato domani dal consiglio dei ministri (assieme al ddl semplificazioni, si veda altro articolo a pag. 29). La data unica di efficacia degli obblighi rappresenta un pallino del ministro della funzione pubblica, Gianpiero D’Alia, che non a caso nel suo discorso programmatico alle camere l’aveva indicata tra le priorità con l’obiettivo di decongestionare l’agenda burocratica delle piccole e medie imprese. Il provvedimento impone anche ai responsabili trasparenza dei singoli enti (previsti dal recente dlgs m.33/2013) di pubblicare sul sito istituzionale delle amministrazioni uno scadenzario con le date di efficacia degli adempimenti. Il tutto dovrà essere comunicato al dipartimento della Funzione pubblica affinché palazzo Vidoni riepiloghi le scadenze in un’apposita sezione del sito ministeriale. L’inosservanza delle norme di semplificazione sarà imputata al dirigente e potrà costituire causa di responsabilità per danno all’immagine, oltre a essere valutata ai fini della retribuzione di risultato.

Indennizzo per danno da ritardo. Saranno le imprese i primi soggetti beneficiari dell’obbligo di indennizzo per il ritardo nella conclusione dei procedimenti amministrativi. Scaduto il termine per l’adozione del provvedimento, più l’extra time a disposizione del funzionario che esercita il potere sostitutivo, la p.a. pagherà 50 euro di indennizzo per ogni giorno di ritardo fino a un massimo di 2.000. L’importo nell’ultima versione del decreto è stato dimezzato, rispetto ad alcune bozze circolate in precedenza, in modo da alleggerire il peso potenziale sulle casse dello stato. L’obbligo di indennizzo per il momento scatterà solo in via sperimentale e si applicherà da subito per i procedimenti avviati da imprenditori e che riguardano l’esercizio dell’attività di impresa. Entro un anno, il governo con dpr fisserà il termine a decorrere dal quale la misura inizierà a essere applicata, anche gradualmente, ai procedimenti che coinvolgono i non imprenditori e dunque tutti i cittadini. «Siamo consapevoli che una norma del genere rischia di diventare molto onerosa per l’amministrazione pubblica», ha commentato D’Alia, «e per questo per il momento parte in via sperimentale per un anno e solo per le imprese». «Il rimborso è a carico dell’amministrazione che poi si può rivalere sul singolo dipendente», spiega. «Ogni iter è tracciato, siamo in grado di capire perché una pratica si ferma. Non sarà più possibile che pratiche e richieste di autorizzazioni si perdano in qualche cassetto o sotto pile di carta. Chiamiamo in causa la responsabilità dei dipendenti pubblici». In caso di mancato pagamento dell’indennizzo, gli interessati potranno ricorrere al Tar che deciderà non solo sul merito del procedimento, ma anche sull’indennizzo (si veda ItaliaOggi del 15 giugno 2013). In caso di accoglimento della domanda, gli atti dovranno essere trasmessi alla procura della Corte dei conti perché avvii il procedimento di responsabilità nei confronti dei dipendenti pubblici. Nelle comunicazioni di avvio del procedimento, il diritto all’indennizzo dovrà essere espressamente menzionato e portato a conoscenza degli utenti assieme a modalità e termini per conseguirlo. Dovrà inoltre essere espressamente indicato il soggetto a cui è attribuito il potere sostitutivo.

Agenda digitale italiana. Il «decreto Fare» rende più snella, rispetto alla governance disegnata dal primo decreto sviluppo del governo Monti (dl n. 5/2012), l’Agenda digitale italiana, sottoposta alla vigilanza unica di palazzo Chigi. Viene istituita una cabina di regia, presieduta dal capo del governo, che dovrà relazionare al parlamento sullo stato dell’arte normativo, sui programmi avviati, sul loro stato di avanzamento, nonché sulle risorse disponibili. La cabina di regia si avvarrà di un Tavolo permanente, composto da esperti e rappresentanti delle imprese e delle università, presieduto da Francesco Caio, nominato dal governo commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale («mister Agenda digitale»). Dovrà sovraintendere a tutta una serie di misure per abbattere il digital divide, tra cui il fascicolo sanitario elettronico e il domicilio digitale. Il decreto legge che ha ricevuto sabato l’ok di palazzo Chigi, prevede infatti che all’atto della richiesta della carta di identità elettronica, il cittadino possa domandare l’attivazione di una casella di posta elettronica certificata che diventerà il suo domicilio digitale. Il Fascicolo sanitario elettronico, che consentirà a tutti i pazienti di conservare e visualizzare in ogni momento accertamenti diagnostici ed esami, slitta invece al 2014. Le regioni avranno tempo fino alla fine dell’anno prossimo per istituirlo, ma entro il 31 dicembre 2013, dovranno già presentare un piano all’Agenzia per l’Italia digitale. Sarà questa a curare la progettazione e la realizzazione del Fascicolo sulla base delle esigenze dei governatori.

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