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P.a. allergica alla tecnologia

La pubblica amministrazione rallenta le imprese italiane, che, specie nel caso delle realtà imprenditoriali più piccole, riescono solo il 28% delle volte a sbrigare le proprie pratiche per via telematica. L’inadeguatezza del livello di informatizzazione della p.a. italiana è emersa dall’indagine conoscitiva effettuata dalla Cna, Confederazione nazionale artigianato, la quale ha analizzato tramite questionario un campione di 3.056 società, l’85,3% delle quali avente meno di 10 addetti.

Di tali società, il 52,9% appartiene all’industria (edilizia e manifattura), il 43% all’ambito dei servizi e il 4,1% al settore dei trasporti. Nonostante si sia spesso tacciato l’impresa italiana d’essere scarsamente tecnologica, «il livello di digitalizzazione nelle micro e piccole imprese» si legge nell’indagine della Cna «è tutt’altro che irrilevante».

Siti web e attività online. L’avvento di internet ha costretto tutte le realtà imprenditoriali, grosse o piccole che fossero, ad adeguarsi alla tecnologia avanzata, onde evitare l’emarginazione. Essa ha però creato un nuovo sistema di fare impresa, specie in termini di reperimento di informazioni sul mercato e di interazione con acquirenti e venditori. Nel 95% delle società analizzate dal campione, a prescindere dalla dimensione, internet è divenuto infatti uno strumento di lavoro quotidiano. In termini di siti internet, invece, il 98% delle imprese aventi più di 20 dipendenti ha uno spazio web in cui promuovere la propria attività; tale percentuale scende all’87% per le imprese appartenenti al segmento dimensionale dei 10-20 addetti e al 61% per le micro imprese con meno di 10 dipendenti. L’assenza di un sito internet specie nelle più piccole società non dipenda dalla scarsa sensibilizzazione di queste alle potenzialità dell’online, ma dall’elevato costo finanziario e del personale che la gestione di un sito implica. Sul tessuto imprenditoriale, le dotazioni tecnologiche vedono oltre l’80% delle società che si avvale di smartphone, l’88% che possiede un pc e il 50% che ha in dotazione un tablet. Le piccole società sono quelle che più scontano il peso dei costi: esse faticano a coprire soprattutto quelli legati ai corsi di formazione e aggiornamento, con il solo 16% delle micro imprese avente una formazione professionale nell’Ict (percentuale che sale al 41% in caso di imprese con più di 20 addetti). Vede ancora ampi margini di miglioramento il commercio elettronico, nel quale il solo 26,5% delle imprese è attivo. Nello specifico, per quanto riguarda gli acquisti, la dimensione aziendale è ininfluente, con imprese che comprano online nel 25% dei casi. In materia di vendite, per contro, solo il 12% delle micro imprese opera online e un 21% nel caso di imprese con più di 20 addetti. A preoccupare rimane tuttavia il livello di scarsa informatizzazione delle pubbliche amministrazioni, le quali sono state giudicate come del tutto inadeguate rispetto alle necessità delle imprese più piccole in circa il 53% dei casi. Meno di una pratica burocratica su tre (28,3%), infatti, riesce a essere eseguita tramite procedura online e nel 71,7% dei casi le micro imprese devono recarsi fisicamente presso la p.a. per l’adempimento.

Tavolo di confronto. Nel corso del convegno «Ibridazione – l’Italia digitale e le imprese» tenutosi ieri, Sergio Silvestrini, Segretario Generale della Cna, ha sottolineato come le penalizzazioni subite dalle piccole imprese italiane, di cui troppo poco spesso se ne parla, sono singolari rispetto a quanto accade negli altri Paesi europei. «Sono convinto che l’azione di governo si migliori con il confronto» ha risposto a proposito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Claudio De Vincenti. E proseguendo: «Chiederò di aprire un tavolo di confronto tra governo e Cna per verificare se è possibile accogliere le proposte della Confederazione in favore delle micro imprese, a partire dal Piano straordinario per la digitalizzazione»

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