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Otto capitani nella squadra di Moretti

La scelta di Mauro Moretti, l’amministratore delegato di Finmeccanica, è stata di renderlo evidente un minuto dopo la nomina. Il modello organizzativo e gli uomini al vertice del gruppo sarebbero cambiati. Senza troppi complimenti, archiviando il passato e puntando su una nuova identità.
Così è stato. Il passaggio più delicato è atteso da gennaio, quando settori e divisioni prenderanno il posto delle società controllate, capofila delle attività. La conseguenza è che sono spariti gli amministratori delegati, sostituiti dai responsabili di business e potenziando il ruolo dei manager della holding, a cui si chiede di operare a supporto di vendite e attività operative. Tutti rispondono direttamente a Moretti, che è anche direttore generale, secondo un disegno organizzativo e strategie industriali che ha messo a punto in via diretta.
Via anche la quasi totalità dei consulenti, con poche eccezioni. Mc Kinsey, impegnata nella sistematizzazione del piano industriale, e la Egon Zehnder, che ha seguito la revisione degli incarichi manageriali di comando. La sfida di gennaio, come ama ripetere Moretti è quella della one company , di un unico, grande gruppo che ha come punto di forza la compattezza e, nel nome di un nuovo Rinascimento, supera la fase del «feudalesimo» dopo che in un anno e mezzo sono state smantellate posizioni di potere consolidate a livello delle società operative, abituate a muoversi senza rendere conto troppo alla holding capogruppo.
Linea
Un uomo solo al comando, con posizioni di staff e al vertice delle attività operative profondamente rinnovate. La campagna acquisti è stata in Ferrovie dello Stato, che Moretti ha guidato a lungo. Altre sono promozioni interne. Proprio dalle Fs sono arrivati due manager che occupano posizioni chiave di staff: Domenico Braccialarghe (a cui fanno capo Risorse umane e Organizzazione) e Andrea Parrella (Legale, affari societari e compliance), più Federico Fabretti (Relazioni esterne, comunicazione e rapporti istituzionali). Il primo, con una lunga carriera in Ferrovie, è considerato più fedele a Moretti dei fedelissimi. Parrella, che all’inizio della carriera professionale aveva già fatto una breve comparsa in Finmeccanica, deve dipanare le implicazioni giuridiche della riorganizzazione seguita allo scioglimento delle società operative, con risvolti non banali.
Un quarto ex Fs, che però vi ha lavorato in passato e per poco tempo, è il capo dell’internal audit, Marco Di Capua, allevato in Guardia di Finanza e proveniente dall’Agenzia delle Entrate. A lui tocca un compito che l’amministratore delegato considera prioritario: vigilare perché non vengano ripetuti errori del passato. Completano le funzioni chiave di staff due conferme di manager Finmeccanica, che sono i principali collaboratori scelti da Moretti: Giovanni Soccodato, l’uomo delle strategie, e Gian Piero Cutillo, responsabile di amministrazione, finanza e controllo.
Soccodato cresce come analista strategico nell’epoca in cui il numero uno di Finmeccanica era Pier Francesco Guarguaglini, come raccordo tra le società operative e la holding. Non è, invece, particolarmente esperto d’industria manifatturiera, né di altre funzioni che gli sono state assegnate: il marketing e, soprattutto, il commerciale. Al contrario nell’area finanza viene dato atto a Cutillo di essere partito bene eseguendo al meglio le indicazioni date da Moretti, che gli ha chiesto di ridurre l’indebitamento di gruppo e spostare i debiti a breve in debiti a medio e lungo termine.
Divisioni operative
Dimostrazioni di efficienza che dovranno confermare i responsabili delle attività operative, pur avendo perso i galloni di amministratore delegato. Tra gli incarichi di maggior peso spicca la conferma di Daniele Romiti in AgustaWestland, gli elicotteri, che portano in dote larga parte dei profitti di gruppo. Romiti, che non ha alcuna parentela con il più famoso Cesare, capo storico della Fiat, è cresciuto alla scuola di Amedeo Caporaletti, il grande vecchio di Agusta, uscito di scena per raggiunti limiti di età. Dicono di Romiti che è un eccellente direttore generale operativo, perfetto conoscitore dell’organizzazione degli stabilimenti. Poi, il suo capo, Bruno Spagnolini è stato travolto dall’inchiesta avviata dalla magistratura di Busto Arsizio per corruzione internazionale e false fatturazioni, finita con l’assoluzione in Corte d’Appello. E Romiti ha fatto il grande salto per il quale gli sono richieste competenze aggiuntive in marketing, vendite, network di relazioni.
Confermato anche Fabrizio Giulianini in Selex, l’area dell’elettronica per la difesa e sicurezza, secondo pilastro del gruppo, manager di valore, capace perfino di dialettica con Moretti. Il mondo Selex, tuttavia, è in via di riorganizzazione mentre a Filippo Bagnato, che ha sostituito Giuseppe Giordo, l’ex amministratore delegato di Alenia Aermacchi, è stato chiesto di concentrarsi sull’aeronautica mettendo a frutto l’esperienza di manager esperto, recuperato dopo essere andato in pensione. Per tutti un riferimento solido è il presidente del gruppo, Giovanni De Gennaro, l’ex capo della Polizia che, dopo qualche incertezza iniziale, risulta in buona armonia con l’amministratore delegato.

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