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Ottavo trimestre di Pil negativo Saccomanni: ma la recessione è finita

ROMA — «La recessione è finita», non è più un augurio, ma una previsione del governo che arriva dalle parole del ministro più titolato all’annuncio: Fabrizio Saccomanni. «Credo di sì» ha risposto infatti il titolare dell’economia a chi ieri gli chiedeva se stiamo uscendo dalla crisi. Notizia dall’effetto deflagrante, tanto più perché prospettata in un giorno in cui – a guardare i dati nudi e crudi – non ci sarebbe poi da stare così allegri. Eppure, nonostante l’Istat ci ricordi che le sofferenze del Pil continuano, sembra che la virata sia dietro l’angolo. L’economia è ancora nell’era del «meno», ma da più parti arrivano segnali che da qui alla fine dell’anno, potrebbe ritornare al «più».
Gli ultimi dati Istat, in realtà, non sono buoni: nel secondo semestre di quest’anno, per l’ottava volta consecutiva, il Pil è risultato negativo. Fra aprile e giugno è diminuito dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e del 2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. «Una situazione mai vista», segnala l’istituto di statistica, almeno dal 1990, data a partite dalla quale si possono comparare le serie storiche.
Però si profila la svolta. Lo confermano le analisi di Nomisma (che segnala una flessione del Pil inferiore alle attese) e i dati che arrivano dalla produzione industriale: più 0,3 per cento fra giugno e maggio con un exploit del settore auto che in un anno è aumentato del 7,6 per cento. Lo lasciano intravedere i dati Inps sul ricorso alla cassa integrazione (meno 30,3 per cento di ore a luglio 2012) e le prospettive indicate da Enrico Giovannini. «Nel terzo o quarto trimestre potremmo avere un segnale congiunturale positivo sul Pil. Quindi dire che la recessione che dura da due anni è finita» ha detto il ministro del Lavoro.
Un ottimismo condiviso dal «collega» Saccomanni che – pur precisando che per vederne gli effetti sull’occupazione bisognerà aspettare – annuncia quello che «tecnicamente si chiama punto di svolta di un ciclo». Fmi e Banca d’Italia, prospettando un Pil al meno 2 per cento sul 2013, sono stati troppo «pessimisti» e «se l’economia continuerà a crescere, sarà più facile gestire la finanza pubblica» ha detto, lasciando intendere che potremmo scampare ad una eventuale manovra aggiuntiva. Certo, ha precisato, non tutto è rosa: per eliminare l’Imu e non aumentare l’Iva «bisognerà fare scelte di priorità, tagliare certe cose invece che altre».
Il governo, però, ci crede: «I segnali ci sono tutti, siamo ad un passo dall’uscita dalla crisi» ha commentato il premier Letta, «la caduta si arresta, ora bisogna agganciare la ripresa». E quindi ognuno deve fare la sua parte: non a caso ieri il presidente del Consiglio ha ricevuto una delegazione dell’Abi, incassando dalle banche (che hanno chiesto di non essere penalizzate da norme più rigide rispetto a quelle europee) l’impegno a sostenere l’economia «facendo ogni sforzo possibile». Un sostegno a Letta, a tal proposito, è arrivato però anche dal Fondo Monetario che ieri ha chiesto alla Germania «di allentare la politica fiscale». Tutti ottimisti dunque? Non proprio, il sindacato è molto cauto: «Tutto si vede tranne che la ripresa ha commentato la leader Cgil Susanna Camusso – Servono interventi di contrasto alla crisi. Non ci sono: Letta cambi passo».

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