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Ossigeno per il Tesoro manovra più leggera Ora tagli al costo lavoro

In autunno quando si varerà la legge di bilancio per il 2018, si potrà dare di più e tagliare di meno. È questo il primo riflesso del via libera di Bruxelles alla richiesta di “sconto” per circa 9 miliardi del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sul “normale” percorso tracciato dalle regole europee per la riduzione del deficit verso il pareggio di bilancio.
La questione più urgente e inderogabile è impedire l’aumento dell’Iva dal 22 al 25 per cento dal 1° gennaio del prossimo anno. L’aumento è già legge dello Stato, lo abbiamo dovuto approvare per garantire all’Europa una riduzione del deficit sicura a base di nuove entrate per 19,4 miliardi. Tuttavia il governo non vuole che scatti perché aumenterebbe l’inflazione e frenerebbe la ripresa. Di conseguenza dobbiamo sostituirlo con tagli alla spesa, ma anche questa soluzione è assai dolorosa. Per questo il Tesoro ha prima varato una manovrina aggiuntiva che sul 2018 riduce la spesa di 3,8 miliardi e poi ha chiesto lo sconto sulla riduzione del deficit di 9 miliardi: così da 19,4 si è scesi a 6-7 miliardi. E questa cifra andrà trovata con tagli o misure sulle entrate per evitare quel che rimane dello spauracchio dell’Iva.
Tuttavia evitare di aumentare l’Iva non basta, l’Italia spa ha bisogno anche di mettere in campo misure per aiutare l’occupazione e consentire l’aggancio della ripresa in Europa. Questo compito specifico di ogni manovra di politica economica sarà probabilmente affidato al taglio del cuneo fiscale: si tratta di ridurre quel 30 per cento di contributi che vanno all’Inps e che dividono il salario lordo, cioè quello che sborsa l’impresa, dal salario netto, cioè quello che viene in tasca al lavoratore. Se questo “cuneo” tra lordo e netto, viene messo a carico dello Stato e pagato con le tasse di tutti, permette di ridurre il costo del lavoro, rende le imprese più competitive e aumenta i denari nelle buste paga dei lavoratori. Secondo quanto sta studiando il governo l’intervento dovrebbe essere ingente: si potrebbe arrivare a 6-7 miliardi per “fiscalizzare” i contributi previdenziali in busta-paga (cioè eliminarli e metterli a carico dello Stato) per una platea assai larga che comprende i lavoratori fino a 50 anni. Lo sconto verrebbe concesso per tre anni ma naturalmente si chiederebbe all’impresa una assunzione a tempo indeterminato.
Il puzzle non finisce qui. Perché c’è un’altra partita importante da finanziare. Si tratta del contratto degli oltre 3 milioni di pubblici dipendenti che è bloccato da circa 8 anni. L’accordo con i sindacati, che hanno il governo come controparte, siglato a novembre prevede 85 euro di incremento salariale medio: il costo per le casse dello Stato potrebbe arrivare a 4-5 miliardi che dovranno essere trovati, per buona parte, nella prossima legge di bilancio.
Evitato il rischio di un voto in autunno, in contemporanea con la cosiddetta “sessione di bilancio”, cioè il periodo in cui le Camere si dedicano all’esame dei conti pubblici, resta comunque quello che gli economisti chiamano “ciclo elettorale”. Non è escluso che dunque emergano altre misure di spesa, magari ad opera del Parlamento come spesso avviene in questi casi. Sicuramente bisognerà mettere in conto le “spese indifferibili”: si tratta di quei costi di cui non si può fare a meno indipendentemente da una decisione politica, come ad esempio il finanziamento delle missioni militari. In tutto 1-2 miliardi.
Questo è il quadro attuale delle eventuali necessità di autunno, ma bisognerà attendere settembre per vedere il nuovo quadro economico (che sta in un elaborato chiamato “nota di aggiornamento” al Documento di economia e finanza) che dovrà essere varato dal governo. Se il Pil, cioè il fatturato dell’Azienda Italia, crescerà di più del previsto (l’Fmi prevede già per quest’anno un aumento dall’1,1 all’1,3) ci saranno maggiori entrate perché la maggiore attività economica produrrà più Iva e più Irpef. Di conseguenza i margini di spesa saranno maggiori.
Tutto ciò tuttavia non ci risparmierà interventi per recuperare risorse: il più importante è l’obbligo della fatturazione elettronica: tutti fanno fatture on line e le mandano all’Agenzia delle entrate e dunque nessuno può sfuggire. Entrate previste 2-3 miliardi. Naturalmente c’è poi il rilancio della razionalizzazione della spesa oltre ad un possibile taglio delle detrazioni fiscali di cui si beneficia nella dichiarazione dei redditi a fronte di spese ritenute meritevoli di sostegno.
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