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Ossigeno per le casse statali dal maxidividendo Bankitalia

Roma – Una boccata di ossigeno per le casse dello Stato, messe a dura prova dall’epidemia da coronavirus. È quella che arriverà dalla Banca d’ Italia con l’approvazione, attesa per oggi, del Bilancio 2019. Un appuntamento che quest’anno si svolgerà con una presenza ridotta al minimo all’assemblea ordinaria dei partecipanti per via del lockdown anti-contagio che deve essere rispettato anche nelle stanze ovattate di palazzo Koch. Naturalmente nessuna indiscrezione è circolata finora ma l’attesa è massima.

L’anno scorso, sulla base dei risultati raggiunti a fine 2018 ovvero il quarto anno caratterizzato dai programmi straordinari di acquisto Qe, l’utile netto aveva segnato un nuovo record storico: 6,2 miliardi, +59% rispetto ai 3,9 miliardi dell’anno prima. La quota girata allo Stato fu pari al 91,5% dell’utile netto: 5,7 miliardi, una «cedola» superiore di 2,3 miliardi (+69,7%) rispetto a quella staccata l’anno precedente, quando Bankitalia girò al Tesoro 3,365 miliardi, l’86% dell’utile. Nel 2015, primo anno in cui s’è sentito l’effetto del programma di acquisti netti legato all’azione di politica monetaria straordinaria della Bce, il «dividendo» girato allo Stato fu di 2,1 miliardi, pari al 77% dell’utile netto. Dal 2014 a oggi Bankitalia ha girato allo Stato utili complessivi per 17,1 miliardi.

L’attesa si concentra anche su quel che andrà ai partecipanti (l’assemblea annuale “aperta” è sempre il 31 maggio, per quella data l’attesa e certamente la speranza è che il lockdown sia terminato) al capitale, saliti a 143 dopo lo shopping di quote registrato tra gennaio e febbraio. Con il passaggio di mano del 4,59% del capitale sono entrati 22 nuovi soggetti hanno comprato 6.002 quote, pari al 2%, per un controvalore di poco superiore ai 150 milioni di euro, mentre altri 33 soggetti che erano già nella compagine hanno comprato 7.762 quote, pari al 2,59%, per un valore di oltre 194 milioni.

Dal 2014 a oggi Via Nazionale ha deliberato la distribuzione di dividendi ai partecipanti nella misura annua di 340 milioni l’anno, con un rendimento del 4,5%. E lo ha fatto in coerenza con una policy secondo la quale i dividendi devono essere compresi, di norma, tra 340 e 380 milioni di euro annui, subordinatamente alla capienza dell’utile netto e alle esigenze di patrimonializzazione della Banca e qualora le condizioni generali dei mercati finanziari e la redditività dell’Istituto non subiscano variazioni pronunciate. Solo nel 2013 sono stati distribuiti 380 milioni, e negli ultimi sei anni ai partecipanti sono stati girati dividendi cumulati per 1,7 miliardi.

Niente “dividendi” per lo Stato, invece, dalle plusvalenze sulle riserve auree. L’anno scorso, sui valori fissati a fine 2018, le 2.452 tonnellate d’oro (79 milioni di once), erano arrivate a quotare 88,4 miliardi, con una plusvalenza di 3,1 miliardi. Nel 2019 i prezzi del metallo giallo sono saliti ancora e ciò a fine agosto avevano portato il valore dei lingotti di via Nazionale oltre i 100 miliardi. Una corsa che è diventata folle quando le febbri da coronavirus si sono diffuse a livello globale: in settimana si è raggiunto un nuovo picco a 1.661 dollari l’oncia, che ha portato le riserve della Banca d’Italia a 120,7 miliardi. Ma queste plusvalenze, quelle maturate a fine 2019 e quelle future, verranno girate in via prudenziale sui conti di rivalutazione, come previsto dalle regole contabili dell’Eurosistema, dove faranno da cuscinetto sulle future oscillazioni dei cambi o delle stesse quotazioni auree. La loro funzione è regolata dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dallo Statuto Bce.

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