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Osservatori civili record

Rivendicano «la maturità sufficiente a denunciare quelle carenze che nemmeno i protocolli possono sanare visto che servono determinate riforme strutturali: l’ufficio per il processo, l’informatica giudiziaria, l’accessibilità a tutti e non solo ai virtuosi del processo civile telematico e la revisione della distribuzione delle controversie assegnate a giudici togati e onorari».

Lo dice a ItaliaOggi Luciana Breggia, magistrato del tribunale di Firenze e coordinatrice nazionale degli Osservatori civili che in vista dell’imminente riunione preparatoria della loro assemblea nazionale che si terrà quest’estate a Reggio Emilia, elenca al Governo e alla classe politica che verrà, le urgenze del sistema Giustizia. La realtà nata a Bologna negli anni 90 e con ormai oltre vent’anni di vita a cui partecipano magistrati, avvocati e amministrativi in una sorta di fucina di idee organizzative, oggi ha raggiunto la cifra record di circa 25 osservatori in giro per l’Italia per una novantina di protocolli di udienza: un divario in potenza spiegato dal fatto che spesso uno stesso osservatorio produce più protocolli divisi per materia e comunque non più ascrivibili solo a loro ma anche agli ordini degli avvocati piuttosto che al tribunale. Il prossimo a nascere sarà quello di Prato, si allunga così la fila di questi movimenti volontari nati dalla base per «individuare insieme le esigenze, cercare insieme le risposte e attuare insieme le soluzioni» che nel tempo si sono specializzati secondo le necessità territoriali e le inclinazioni dei partecipanti concentrando l’attenzione sui diversi settori del civile.

L’Osservatorio fiorentino ha più gruppi di lavoro: a quelli su lavoro, pct e mediazione delegata, se ne sono aggiunti di recente altri due in materia di consulenze tecniche d’ufficio e danni alla persona. Milano concentra la sua attenzione su mediazione delegata, danno alla persona, programmi di gestione degli affari civili, pct e ufficio del processo. Bologna nel 2012 ha fatto un Protocollo applicativo della normativa sui rinvii e sulle sospensioni dei procedimenti a causa del sisma che ha colpito l’Emilia. Catania e Venezia hanno messo a punto protocolli in materia di famiglia e giustizia minorile e Reggio Calabria ha elaborato delle linee guida sulle esecuzioni immobiliari, il filtro in appello e il pct. Ed ecco cosa bolle in pentola da un osservatorio all’altro da qui ai prossimi mesi: «Ad aprile», introduce il magistrato, «lanceremo a Firenze un protocollo sul Lavoro, nato in relazione con la recente riforma Fornero. La spinta è quella di rendere prevedibile il processo condividendo scelte organizzative e adottando quelle regole di cortesia che hanno sempre ispirato i nostri protocolli adattandole al Lavoro che è un rito speciale. In materia di mediazione, invece, siamo entrati nella fase operativa del progetto Nausicaa 2 che tiene conto della normativa aggiornata al decreto legislativo 28/2010. Al momento stiamo organizzando con l’Università degli incontri di formazione con le singole sezioni del tribunale dedicati all’applicazione della mediazione alle diverse tipologie di contenzioso: rapporti commerciali, societari, sanitari e conflitti in materia di condominio, locazioni e diritti reali. C’è anche un link nato per monitorare gli esiti delle singole mediazioni con l’elaborazione dei dati da parte della Camera di commercio come accade anche a Milano». Un’attenzione particolare è poi quella posta in materia di linguistica giudiziaria dove il Coordinamento nazionale ha siglato nel 2012 un accordo con la Scuola superiore dell’avvocatura nato con l’obiettivo, chiosa il magistrato, «di raccordare i modelli degli atti difensivi con i provvedimenti del giudice in un’ottica di condivisione e semplificazione del rapporto tra avvocati e magistrati».

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