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Ospitalità da 161 miliardi

Sono e saranno sempre più gli stranieri nei prossimi anni ad alimentare l’industria turistica nazionale, sempre che il Paese riesca a non perdere il treno della competitività. Con i suoi 161,2 miliardi di euro di valore aggiunto complessivamente prodotto, il turismo genera il 10% del Pil e impiega l’11% della forza lavoro, circa 2,7 milioni di persone tra occupati diretti e indiretti.
I dati della Banca d’Italia, recepiti nel rapporto mondiale Unwto, vedono nel 2012 il Belpaese quinto per arrivi internazionali (prima è la Francia) e sesto per introti valutari collegati (si veda la grafica a fianco). Ma non si tratta solo di vacanze. Nella classifica l’Italia, che sta subendo più di altri paesi la crisi economica, è penalizzata anche dal calo del turismo d’affari. E per il mercato interno gli operatori ravvisano, anche per quest’anno, un calo dei flussi e ancor più della spesa.
«Finora è un 2013 a due velocità – conferma Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi –. Nei primi nove mesi i pernottamenti in albergo hanno visto il sorpasso degli stranieri sugli italiani, 51% contro 49 per cento; la spesa è invece calata in modo generalizzato, sia per gli italiani che per gli stranieri. Fatta salva qualche eccezione, infatti, gli alberghi hanno dovuto abbassare i prezzi. Di fronte, quindi, a una sostanziale stabilità delle presenze, in media si registra una perdita di fatturato intorno al 5 per cento». Federalberghi auspica che l’Enit riceva maggiori risorse per promuovere il prodotto turistico italiano sui mercati internazionali, mentre Assoturismo chiede il ripristino di un ministero ad hoc e maggiore attenzione ai problemi delle piccole e medie imprese, in vista del possibile varo da parte del governo di un pacchetto di misure per il settore (si veda la pagina a fianco). Anche l’Osservatorio dell’Associazione italiana Confindustria alberghi, pur registrando a fine estate alcuni primi segnali positivi dopo 7 anni di frenata mette l’accento sulle zavorre del sistema, a cominciare dal carico fiscale; e al governo chiede la deducibilità dall’Irap.
«L’aumento degli stranieri non compensa del tutto la crisi del mercato domestico. E l’Italia non tiene il passo con l’Europa – rimarca Renzo Iorio, presidente di Federturismo –. Le ragioni strutturali riguardano, da un lato, il panorama degli operatori, che è molto più parcellizzato e meno avanzato rispetto ad altri paesi, ad esempio la Spagna, soprattutto sul fronte dell’ospitalità. Inoltre, c’è un problema di governance, il cui assetto è inadeguato e deleterio. La competenza esclusiva delle Regioni in materia di turismo, introdotta con la riforma del Titolo V della Costituzione, ha portato a una spesa enorme, due o tre volte superiore a quella della Francia, ma largamente inefficace. Dal 2001 in poi registriamo una continua perdita di competitività».
Le agenzie di viaggi e i tour operator, dal canto loro, non hanno assorbito l’urto della crisi egiziana, archiviando un’estate con una flessione media nelle vendite del 10 per cento. «Anche dove l’andamento è stabile si registra una tendenza generalizzata al risparmio – sottolinea Fortunato Giovanoni, presidente della Fiavet, che rappresenta circa 12mila operatori –. L’aumento dell’Iva dal 21 al 22% ha pesato solo sul costo dei pacchetti turistici forniti dalle agenzie. Da tempo chiediamo un allineamento dell’assoggettamento fiscale ai 27 Paesi dell’Unione europea». Tra i fattori che frenano lo sviluppo del turismo, gli operatori segnalano soprattutto la poca promozione, la carenza di collegamenti con le principali destinazioni turistiche, i costi troppo spesso elevati delle strutture.
L’accento sui problemi cronici delle infrastrutture viene posto anche da Mara Manente, direttrice del Centro internazionale di studi sull’economia turistica (Ciset). «Il problema dei collegamenti ha riflessi maggiori in un Paese, come l’Italia, che ha un problema di generale accessibilità, dovuto alle proprie caratteristiche geografiche. Poi, ci sono altri fattori critici. Ed è sempre più importante la copertura della banda larga, specie per essere attrattivi nei confronti di aree come il Sud-Est asiatico, dove la velocità di navigazione in internet è molto più elevata».

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