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Orsini: non spostare le garanzie da Mcc a Sace

Confindustria non vede di buon grado la scelta del governo di trasferire le garanzie sulle “mid cap” dal Fondo centrale di garanzia gestito da Mcc alla Sace. Lo ha detto Emanuele Orsini, vice presidente con delega per il Credito, la Finanza e il Fisco, alla “Quarta Giornata dell’Investitore istituzionale” organizzata da Febaf. «Non vediamo positivamenrte lo spostamento oggi della copertura delle mid cap dal Fondo Centrale di Garanzia del Mediocredito Centrale a Sace – ha spiegato – come previsto in legge di bilancio. Non perché Sace non sia in grado di gestirla, ma perché in un momento come questo i pilastri fondamentali a sostegno delle imprese non devono essere toccati e serve al contrario rendere strutturale la copertura delle mid cap da parte del Fondo di Garanzia». Orsini ha aperto il suo intervento al convegno con un dato che sintetizza la prova cui sono state sottoposte le imprese italiane con questa crisi sanitaria: l’indebitamento in pochi mesi è cresciuto del 6,8%. «Le nostre aziende hanno fortemente aumentato il loro indebitamento bancario con oltre 111 miliardi garantiti dal Fondo di Garanzia e 17 miliardi da Sace. Sono numeri che impressionano e ora serve trovare soluzioni per allungare i tempi della restituzione per non creare tensioni finanziare alle imprese e impedire loro di effettuare nuovi investimenti».

Quando la crisi sarà superata – è stato il ragionamento – i flussi di cassa saranno incerti e mantenere l’attuale limite di sei anni per estinguere i nuovi debiti significherebbe spiazzare la capacità di fare investimenti. L’analisi che deve essere aperta sul nuovo debito contratto dalle imprese con la pandemia deve essere più articolata, a partire dai diversi settori produttivi. Orsini ha condiviso il messaggio di fondo uscito dal convegno FeBAF, ovvero la necessità di accompagnare l’exit strategy dalla fase emergenziale con misure capaci di rafforzare la patrimonializzazione delle aziende. Bene il credito di imposta sulle quotazioni ma bisogna fare di più: premere sulla finanza alternativa e lo sviluppo del private equity con semplificazioni regolamentari «ma serve anche – ha concluso – migliorare la cultura finanziaria dei nostri Cfo, ed è indispensabile una grande riforma fiscale».

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