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Oro nero, affari di mafia in 11 anni di indagini

L’accertamento sulla filiera dei prodotti petroliferi è «mirato e selettivo». Raffinerie, depositi di stoccaggio e trader sono sotto monitoraggio non solo per far emergere i casi di evasione fiscale, che nell’ultima decade ha raggiunto il valore di oltre 4,3 miliardi di euro. L’ipotesi che ci sia una «faccia pulita» per schermare i traffici dell’oro nero è resa concreta dalle informative della Guardia di finanza e dalle relazioni dell’Antimafia, che indicano nell’impresa collusa il «punto di riferimento grazie al quale» soprattutto le cosche di ‘ndrangheta, «riescono ad accaparrare il settore petrolifero».

Il dossier Gdf

L’attenzione è alta. Tanto che il comandante generale della Guardia di finanza, Giuseppe Zafarana, ha costituito un’apposita cabina di regia per monitorare il fenomeno. Anche per questo le Fiamme gialle hanno messo a punto un dossier, finora inedito, che ricostruisce negli ultimi 11 anni l’andamento di questo «sistema», fatto di corruzioni di funzionari pubblici, collusioni di imprese, evasione fiscale e riciclaggio di denaro sporco.

Gli investigatori hanno studiato l’andamento della filiera illecita, scoprendo che «queste frodi – si legge nel dossier – non sono un campo d’azione riservato a “specialisti” della fiscalità ma scaturiscono da “regie” strutturate della criminalità organizzata». Al punto che si registra – annualmente – un incremento costante di accusati di reati mafiosi connessi ai traffici petroliferi. Si è scoperto, in particolare, un interesse diretto della ‘ndrangheta, tanto che i capitali sporchi sono utilizzati nell’acquisizione di depositi di stoccaggio o impianti di distribuzione stradale. Così sono realizzati «ulteriori e ingenti profitti» grazie all’evasione dell’Iva e delle accise.

Stando ai dati del rapporto, negli 11 anni di riferimento si è registrata un’evasione delle accise pari a 2,6 miliardi di euro. Sul fronte dell’Iva i calcoli partono dal 2016 e indicano un mancato versamento di 1,7 miliardi.

Paesi di provenienza

Neli ultimi 11 anni sono circolati oltre 1,2 miliardi di chili di carburante in evasione d’imposta. Prodotto petrolifero proveniente dall’Est Europa. Le direttrici principali seguite dalle organizzazioni criminali per introdurre le miscele di idrocarburi in Italia prevedono transiti via terra e via treno attraverso Polonia, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Slovenia, cui si aggiungono le rotte via mare dalla Spagna e da paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, in alcuni casi anche con l’intermediazione di società maltesi.

In Italia finiscono miscele (dette designer fuels) classificate come oli lubrificanti, ma con caratteristiche simili a quelle del normale gasolio: un modo per aggirare l’imponibilità delle accise.

La doppia vita delle società

Per arginare i traffici il legislatore ha studiato una normativa complessa e con regole stringenti. Ma tanto non basta a frenarli. La Guardia di finanza ha tracciato un circuito di società costituite allo scopo di riciclare i capitali sporchi dell’evasione. È il caso della doppia vita di un agriturismo di Pescara, finito in mano alle cosche di ‘ndrangheta, costituito al solo scopo di compiere prima frodi sui finanziamenti pubblici, per poi diventare uno strumento di riciclaggio di soldi illeciti giunti da reati fiscali nel settore dell’evasione dell’Iva e delle accise in materia di trasporto e distribuzione di carburanti petroliferi.

E-fattura e flussi finanziari

Stando al dossier della Gdf, l’approccio di polizia è «mirato e selettivo». L’accertamento si concentra sulla ricostruzione dei flussi finanziari, anche attraverso l’approfondimento delle Segnalazioni per operazioni sospette ricevute (Sos) dall’Uif di Bankitalia e rielaborate dalle Fiamme gialle. L’incrocio dei dati contenuti negli applicativi informativi, tra cui quelli in tema di fatturazione elettronica obbligatoria, sono di aiuto sul piano preventivo per compiere controlli anche sulle nuove partite Iva in tema di prodotti petroliferi.

Il coordinamento degli approfondimenti ora è nelle mani della cabina di regia costituita al Comando generale della Guardia di finanza, che ha l’obiettivo di coordinate e valutare il «sistema» mafioso che muove le fila di questo business illecito.

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