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Oro e petrolio rialzano la testa

di Alessandro Chini e Alessandro Magagnoli

Negli ultimi mesi l'andamento dei prezzi delle materie prime è stato deludente. Ma se da un lato le economie avanzate potrebbero continuare a soffrire anche nel 2012, dall'altro i Paesi emergenti – a partire da Cina e Brasile – non sembrano avere esaurito la spinta propulsiva e potrebbero contribuire a mantenere alta la domanda di commodities. Inoltre su due degli strumenti più popolari tra gli investitori, oro e petrolio, è possibile che agiscano fattori diversi dal semplice rapporto tra domanda e offerta.
Nel caso dell'oro il trend crescente di lungo termine è intatto e anzi la recente flessione ha permesso agli indicatori tecnici, anche a quelli più lenti come l'Rsi a 60 sedute, di scaricarsi dell'evidente situazione di ipercomprato accumulatasi nel l'ascesa. Se i prezzi troveranno la forza per riportarsi sopra i massimi di novembre a 1.801 dollari le prospettive di poter assistere alla ripresa della tendenza rialzista aumenteranno decisamente, già a 1.700 dollari il grafico si confronterà con la media mobile a 100 giorni, e il target si sposterà al di sopra del precedente record, fino in area 2.050, sul lato superiore del canale ascendente che contiene l'andamento dei prezzi dalla fine del 2008. In caso di violazione di area 1.500 il quadro grafico inizierebbe a deteriorarsi, ma sarebbe solo la violazione di area 1.450 a introdurre a una correzione robusta del precedente rialzo, con obiettivi tra i 1.150 e i 1.300 dollari.
Anche nel caso del greggio esistono fattori che potrebbero condizionare l'andamento del prezzo esterni alle dinamiche della domanda, sulla quale peraltro le previsioni sono concordi nell'ipotizzare una espansione.
Il grafico del petrolio Wti viaggia all'interno di un canale rialzista dai minimi di dicembre 2008 che lo ha portato da quota 30 dollari circa a testare, a metà 2011, i 114 dollari (+280% in tre anni). I prezzi si trovano ora nella porzione centrale di questo canale e potrebbero quindi evolvere con la stessa probabilità verso uno dei due estremi di questo percorso di crescita, compreso attualmente tra gli 81 e i 127 dollari. La rottura di quota 105, dove transita la linea ribassista disegnata dal top del 2008, sposterebbe invece la bilancia in favore di una immediata evoluzione rialzista, verso il lato alto del canale. La rottura di 125/30 aprirebbe poi la strada al ritorno sui massimi del 2008 a 145 dollari circa. Sul fronte opposto la mancata rottura di quota 105 potrebbe portare i prezzi a testare gli 80/85 dollari, ma solo discese sotto questi livelli segnalerebbero una vera e propria inversione in senso ribassista del trend.
Ma non sono solo questi due cavalli di battaglia per chi investe in materie prime a presentare un quadro grafico potenzialmente positivo. L'indice Djaig dell'alluminio, per esempio, dopo un calo deciso dal top di maggio 2011 a quota 64, sta creando le premesse per una inversione: i prezzi hanno disegnato una figura a doppio minimo tra novembre e dicembre in area 43,50, supporto già dimostratosi importante a ottobre 2009 e giugno 2010, e sono poi di recente saliti oltre la media mobile a 100 giorni, passante in area 48. Oltre quota 51, dove transita la linea disegnata dai massimi dello scorso anno, l'inversione rialzista troverebbe nuove conferme. Considerazioni analoghe si possono fare per l'indice Djaig relativo al rame. Più in generale, l'andamento dell'indice Crb, benchmark per molti strumenti finanziari legati al mercato delle merci, come per esempio gli Etf, non può essere considerato negativo: i prezzi con il ribasso subìto dal picco di metà 2011 hanno corretto infatti meno del 50% del rialzo disegnato dai minimi di febbraio 2009, mantenendosi quindi nell'ambito di una correzione.
Certo, prima di poter parlare di ripresa dell'uptrend (e avviare quindi strategie operative in questo senso sugli strumenti correlati all'indice) sarà necessario attendere nuove conferme: la rottura in successione delle medie mobili a 100 e 200 giorni, passanti a 315 e 330 punti rispettivamente, e il superamento di quota 345, dove transita la linea disegnata dal picco del luglio 2008. In quel caso l'indice si guadagnerebbe la possibilità di tornare in area 400 punti almeno. Solo sotto i minimi del 2011 a 292 si concretizzerebbe il rischio di nuovi ribassi, destinati a interessare i 265/270 punti.

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