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Orlando: incentivi alla mediazione

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, si appella agli avvocati. «Siete 246mila, alcuni sostengono che siate troppi, in effetti siete tanti ed è giusto impegnarsi a trovare più aree di impiego perché siete una risorsa importante, dove l’alta competizione non manca, ma siete a rischio di proletarizzazione». La crisi come si affronta? Per il ministro è necessario ampliare le aree di intervento: «La prossima settimana – annuncia – ci sarà un decreto con incentivi alla mediazione assistita e – anticipa – sto studiando come gli ottuagenari della magistratura onoraria possano lasciare spazio ai giovani». Infine il ministro annuncia che presto, per la prima volta, il ruolo di vice capo dell’ufficio legislativo sarà affidato a un avvocato e non a un magistrato.
Il Guardasigilli era presente ieri alla prima giornata dell’undicesima Conferenza nazionale di Cassa forense. Un’ora di intervista davanti alla nutrita platea del Palacongressi di Rimini. E nel salutare il ministro il presidente della Cassa forense, Nunzio Luciano, ha ringraziato dell’attenzione nei confronti dell’operatività e delle inziative dell’ente.
Orlando è stato sollecitato sugli impegni di riforma assunti da lui e dal presidente Renzi il 30 giugno 2014. Dodici punti dove alcune cose «sono state fatte», come il tribunale delle imprese, la responsabilità civile dei magistrati, le norme contro la criminalità economica e la riforma delle intercettazioni. Su questo punto Orlando ha tenuto a precisare alcuni aspetti, soprattutto ha voluto rispedire al mittente l’accusa che si tratti di una legge bavaglio: «Le intercettazione limitano un diritto costituzionale, e ciò viene fatto per raggiungere una verità processuale, l’intercettazione non deve avere fini diversi da quelli previsti dall’ordinamento e dalla costituzione. Però oggi sarà per esempio più facile l’iter per avviare intercettazioni all’interno delle pubbliche amministrazioni, andiamo a colpire la cosiddetta criminalità della casta. Noi non abbiamo intenzione di impedire di pubblicare informazioni – aggiunge Orlando – semmai vogliamo chiudere il buco della serratura, da cui è lecito guardare solo se c’è da tutelare un interessa di carattere collettivo». Lo strumento scelto è il decreto delegato, viene quindi evitata la procedura d’urgenza che non consente il dibattito politico.
In merito all’accusa fatta dall’Anm di aver “spezzettato” la riforma della giustizia con interventi spot, Orlando ammette che è vero, «un decreto monstre non sarebbe mai arrivato da nessuna parte, così invece siamo riusciti a portare a casa importanti risultati; inoltre possiamo vedere gli effetti degli interventi e se necessario correggere il tiro».
Orlando invita gli avvocati presenti a non aver paura di parlare bene delle cose che funzionano in Italia. «Siamo il primo paese in Europa ad aver informatizzato il primo grado di giudizio; inoltre con il Tribunale delle imprese in meno di un anno l’83% dei casi ha concluso il primo grado di giudizio». Sul rapporto tra giustizia ed economia – dove la prima viene accusata di tener lontani gli investitori per l’eccessiva lentezza – il ministro si concede una digressione: «Sono convinto che la giustizia può rappresentare elemento di certezza per le attività economiche, e quindi i tempi della giustizia non devono essere un peso per l’economia, premesso questo non dobbiamo creare un sistema di diritti a favore dell’economia». E anche sull’avvocatura Orlando tiene a precisare che l’approccio seguito dall’Italia non segue l’impostazione che ha prevalso nell’Unione europea: «La professione dell’avvocatura non deve essere piegata alle esigenze dei poteri forti, per farlo però e per opporsi al modello mercatista la chiave è la qualità e non la regolarizzazione dei costi».
Infine, alla sollecitazione di Luciano sulla remunerazione dei giovani che svolgono il gratuito patrocinio e sulla loro difficoltà a reperire risorse, Orlando riconosce che il problema esiste e intende affrontarlo con il ministro Padoan; così come è sul suo tavolo la questione dei parasubordinati che dovrà essere affrontata e risolta con il ministro del lavoro.

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