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Orlando: «A gennaio la riforma dei fallimenti»

Roma – «Non è nostra intenzione lasciare nulla nei cassetti. La riforma della Legge fallimentare verrà presentata e il mio parere è che debba essere incardinata come provvedimento autonomo a partire da gennaio». In questi termini si è espresso ieri pomeriggio il ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervenendo al convegno organizzato dal gruppo del Pd alla Camera sulle riforma in materia concorsuale e penale. Per Orlando «le procedure fallimentari devono essere considerate anche in una prospettiva di sostegno alle imprese in condizione di proseguire l’attività, non certo come un’occasione di business».
Il convegno, nella sua parte civilistica, si è diviso tra le norme già in vigore dall’estate, ennesimo ritocco alla Legge fallimentare, e il progetto di legge delega ormai messo a punto dalla commissione presieduta da Renato Rordorf. Sulle prime, il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci ha sottolineato come non ci deve essere tutela giuridica per concordati che pagano ai creditori, soprattutto a quelli chirografari, percentuali assolutamente irrisorie «nell’ordine dello zero virgola qualcosa». Concordati che vedono la connivenza di imprenditori spregiudicati e professionisti poco scrupolosi. Ben venga allora il tetto del 20% di pagamento dei chirografari, se serve a dare spazio ai soli concordati con presupposti di serietà.
E, se il timore è quello di una morte del concordato questa paura, per Alida Paluchowski, presidente della sezione fallimentare del tribunale di Milano, potrebbe essere almeno avventata: «in queste settimane non abbiamo visto contrazioni significative. Più o meno continua a essere presentata una proposta al giorno; certo si tratta ancora di preconcordati. Una valutazione sull’esito sarà possibile solo tra qualche tempo».
Tra gli elementi più innovativi dello schema di legge delega ci sono le procedure di allerta, per le quali la proposta prevede un connubio di incentivi (da precisare) per l’imprenditore e deterrenti (si ammette per chi resta inerte malgrado i segnali di allarme una nuova figura di bancarotta semplice). Sul punto il sostituto procuratore di Piacenza Roberto Fontana ha messo l’accento per sottolineare l’assenza di una norma di chiusura che, al termine della procedura di allerta permetta una segnalazione all’autorità giudiziaria nel caso di mancato accordo tra debitore e creditori o, ancor più, di mancata collaborazione del debitore.
Rordorf ha invece messo l’accento anche su altri elementi di novità. Tra questi, la disciplina del fallimento dei gruppi, una possibilità di anticipo della richiesta di esdebitazione, la specializzazione della magistratura in coerenza con la sostenibilità degli organici. E Stefano Ambrosini, docente di Diritto commerciale componente della commissione, ha ricordato l’apertura fatta nel concordato preventivo alla proposta del terzo.
Sulla parte penale, il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, ha da una parte rivendicato l’efficacia “indiretta” dell’autoriciclaggio che, a fronte di poche o nulle (almeno sinora) applicazioni, ha tuttavia evitato la movimentazione dei depositi da parte delle banche svizzere; dall’altra Greco ha sottolineato come tutta l’operazione di voluntary disclosure ha permesso a 100mila italiani di siglare un patto con lo Stato nel segno di un’amministrazione finanziaria collaborativa.

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