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Orlando: 5 miliardi per il lavoro Ricollocare 3 milioni di persone

«Non c’è mai stato un investimento così consistente sul fronte delle politiche attive del lavoro», ha detto il ministro Andrea Orlando presentando ieri a sindacati e imprese il programma Gol, Garanzia occupabilità dei lavoratori, con il quale il governo intende spendere 4,9 miliardi di risorse europee (4,4 dal Pnrr e 0,5 dal React-Eu) per sostenere, entro il 2025, almeno 3 milioni di persone nella ricerca di un’occupazione e dare così una svolta ai servizi pubblici per l’impiego. Beneficeranno del programma Gol i lavoratori in cassa integrazione per cessazione, ricollocazione e aree di crisi, i disoccupati percettori di Naspi e Discoll, i titolari del Reddito di cittadinanza, i giovani Neet, cioè che non studiano e non lavorano e i lavoratori a bassissimo salario.

Il programma prevede 5 tipi d’intervento: il reinserimento lavorativo per coloro che non hanno bisogno di aggiornare le proprie competenze; formazione breve per chi deve solo adeguarle (upskilling); formazione più lunga per chi deve invece aumentarle o cambiarle (reskilling); percorso combinato, dove necessario, di inserimento lavorativo e sociale, come era previsto nel Reddito di cittadinanza; percorso di ricollocazione collettiva nelle crisi aziendali. Ovviamente affinché questo «ambizioso» programma, come lo ha definito lo stesso Orlando, funzioni, è necessario un forte potenziamento dei centri per l’impiego. A disposizione ci sono 1,1 miliardi, per circa 11 mila assunzioni sulle quali le Regioni sono in forte ritardo. Verranno anche coinvolte le agenzie private, ha detto Orlando, ma su questo, che è uno dei nodi più delicati della riforma, il ministro del Lavoro ha precisato che ogni Regioni si regolerà sulla base delle «prassi precedenti», anche perché il titolo V della Costituzione attribuisce loro competenze in materia. Il ministro ha auspicato che Gol possa parire «prima dell’autunno», ma affinché il decreto interministeriale venga emanato serve l’ok della Conferenza delle Regioni con le quali, ha assicurato Orlando, la discussione è buon punto. Secondo il leader della Cisl, Luigi Sbarra, «bisogna accelerare». Maurizio Gardini, copresidente di Alleanza cooperative, chiede che si punti anche su percorsi di «autoimprenditorialità».

Torna intanto a surriscaldarsi il fronte dello smart working nel pubblico impiego. Ieri il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, al question time alla Camera, ha usato toni ultimativi, parlando di «un lavoro a domicilio all’italiana». «Pensare di proiettare nel futuro questo tipo di organizzazione nata nell’emergenza mi sembra un abbaglio», ha concluso il ministro che, nei giorni scorsi si è dato come obiettivo quello di riportare il prima possibile gli impiegati pubblici in ufficio, lasciandone in smart working al massimo il 15%. Durante la pandemia, ha detto Brunetta, anche nel pubblico i lavoratori potevano essere messi in cassa integrazione ma si è preferito lo smart working per non ridurre loro lo stipendio. Adesso però, conclude il ministro, è ora di tornare in presenza. Brunetta «vuole riportare la Pa alla preistoria», replicano i 5 Stelle Roberta Alaimo e Sebastiano Cubeddu.

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