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Orlandi: un Testo unico tributario

«Un Testo unico in materia fiscale o, meglio, più testi unici per le diverse imposte». La sollecitazione giunge dal direttore dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi nell’ambito di un incontro su «Imprese e fisco digitale» organizzato dalla Luiss Business School, tema quanto mai attuale alla luce delle evoluzioni del digitale e dell’industria 4.0. E soprattutto in considerazione del fatto che il digitale ha un impatto sul pil pari al 3,5%. Tuttavia all’aumento del pil non corrisponde l’aumento del gettito fiscale. «La parola chiave dell’agenzia delle entrate è prevenire», precisa la Orlandi, «tuttavia garantire l’equità significa attuare le norme fiscali, laddove ci sono». E sottolinea: «Non è compito dell’Agenzia delle entrate scrivere le norme ma applicarle e in questo momento in Italia, nei confronti dell’economia digitale, è possibile intervenire, ma solo in alcuni casi e prevalentemente sul fronte dei controlli». Di fronte a un diverso approccio internazionale in tema di fisco, «muovendosi con l’Europa l’Italia sarebbe più forte». La direttrice dell’Agenzia delle entrate ha fatto notare che sull’imposizione Iva si sono fatti passi avanti, con l’obbligo dal 2015 per i soggetti che mantengono la partita Iva all’estero di «pagare per i servizi usati in Italia». L’altro tema è poi che lo schema Ocse è «tarato sulle imprese fisiche» e non su quelle digitali e non tutta l’economia digitale è uguale anche ai fini della tassazione perché, ha aggiunto, «alcuni servizi sono più facilmente intercettabili e aggredibili anche con le regole attuali. Altri non li aggredisci se non cambiano del tutto le regole». La Orlandi avanza al legislatore l’opportunità di «uno o più testi unici per le diverse imposte. Non un collage ma una riorganizzazione sistematica della normativa sarebbe la unica vera strada per rendere molto meno oneroso il lavoro di tutti noi, considerando che il sistema fiscale è fatto a strati e diventa difficile orientarsi». Sul tema della «digital tax» Francesco Boccia, presidente della commissione bilancio della camera dei deputati, commenta a margine dell’incontro. «Quando parliamo di digitale, non siamo più nel campo della estemporaneità o della provvisorietà. Il digitale è di fatto entrato nella vita quotidiana. Non regolarlo significa non fare il proprio dovere. Ciò che la politica non sta facendo, non solo in Italia ma anche negli altri stati europei».

Sabrina Iadarola

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