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Ordini, la Giustizia «rilancia»

di Laura Cavestri e Francesco Nariello

Le norme sulle professioni – che saranno inserite nel Dl liberalizzazioni in agenda per giovedì (anche se si si parla già di uno slittamento a venerdì) – sono di competenza del ministero della Giustizia e sarà il Guardasigilli, Paola Severino, a portarle sul tavolo di Palazzo Chigi.
Un incontro fiume – oltre tre ore – quello in cui ieri il ministro della Giustizia ha ricevuto tutti i 20 presidenti degli Ordini "vigilati" da Via Arenula – dopo una convocazione recapitata in tutta fretta – per ribadire che il "boccino" della riforma resta in capo al suo dicastero. E smentire che il baricentro del comparto si sia spostato negli uffici del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà.
Tariffe, tirocinio, pianta organica dei notai e confidi saranno il capitolo del Dl liberalizzazioni sul quale Severino non arretra e non delega sulle competenze. Oltre alla disciplina del socio non professionista nelle società di capitali che sarà in agenda in uno dei diversi tavoli che, con cadenza settimanale, serviranno a dare attuazione, entro agosto 2012, ai principi di riforma già tracciati nella manovra d'agosto e nella legge di Stabilità.
«Nessuna abolizione degli Ordini – ha chiarito il ministro –. Vogliamo la liberalizzazione delle professioni ma professionisti di qualità. È stato un incontro costruttivo – ha dichiarato –. Le misure che saranno adottate con il prossimo decreto legge saranno in linea con la manovra di agosto e la legge di stabilità. Sarà ulteriormente chiarito che la negoziazione dei compensi è libera – ha proseguito Severino – ma verrà presa in esame la questione delle liquidazioni giudiziali del compenso per le quali occorrerà individuare parametri di riferimento». Nelle intenzioni del ministro ci sarebbe quella di ribadire, tra profesionisti e privati, l'obbligo di preventivo scritto e la soppressione dei riferimenti tariffari, che rimarrebbero come riferimento per il giudice nei casi di contenzioso e nella liquidazione giudiziale delle spese. Sul tirocinio, che resterà di durata non superiore ai 18 mesi da svolgere in parte nel periodo universitario, il ministro sarebbe orientato a proporre 6 mesi di pratica durante gli studi e i restanti 12 mesi dopo la laurea.
«Un clima positivo – ha detto Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e del Cup (il "coordinamento" degli Albi) – in cui si dà voce a oltre 2 milioni di professionisti e a 4 milioni nell'indotto». Sull'ampliamento della pianta organica notarile si starebbe ragionando, con un freno rispetto a quanto circolato in questi giorni: 500 nuovi ingressi già nel 2012 e dal 2013 (anzichè altrettanti) una messa a concorso in base alle esigenze, anche se, ha spiegato il presidente dei notai, Giancarlo Laurini, «non è questo certo il momento di aumentare l'organico, visto che negli ultimi quattro anni abbiamo visto diminuire del 38% il volume d'attività. Però ne stiamo discutendo in manera ragionata». Nel Dl liberalizzazioni troverà posto anche l'apertura ai liberi professionisti dell'accesso ai confidi. «Un elemento innovativo per la competitività delle categorie», ha detto il presidente degli architetti, Leopoldo Freyrie. Mentre quello dei periti industriali, Giuseppe Jogna, incassa il sì del ministro a valutare l'accorpamento volontario con periti agrari e geometri, da tempo rincorso.
Solo ai tavoli, che – con cadenza settimanale – affronteranno temi più generali e saranno poi declinati per "profili" professionali affini, troveranno posto le società tra professionisti. «E si sta ragionando – ha detto il presidente dei commercialisti, Claudio Siciliotti – di mutuare strumenti tipici dei modelli cooperativi per regolamentare il socio di puro capitale». Una prospettiva che sta a cuore e trova d'accordo anche il presidente degli ingegneri, Armando Zambrano. In ogni caso, ha ribadito il presidente degli avvocati, Guido Alpa, «la riforma degli Ordini non potrà essere affrontata per regolamento». Serve una legge dello Stato, poiché la professione forense chiama in causa i diritti fondamentali dei cittadini. L'avvocatura ha espresso infine «disagio per norme sulla giustizia che ritiene "destabilizzanti"» e precisa che «continuerà a opporsi al varo di provvedimenti che indeboliscono l'accesso alla giustizia e le tutele dei cittadini».

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