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Ordini forensi anticorruzione

Via libera al piano anticorruzione per gli ordini forensi. Chiamati a nominare un responsabile unico della prevenzione della corruzione e della trasparenza amministrativa, mappare e valutare delle aree di rischio adottando le relative misure di prevenzione, effettuare incontri periodici con il personale per illustrare il codice di comportamento ed evitare fenomeni corruttivi.

Il piano triennale integrato per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza e l’integrità è stato approvato e inviato ai Consigli territoriali il Consiglio nazionale forense, in ottemperanza agli adempimenti in materia di anticorruzione e trasparenza, tramite la circolare n. 12-C-2015 del 20 novembre scorso. Dove il presidente, Andrea Mascherin, sottolinea che il Cnf, pur non condividendo l’applicazione della normativa a organismi diversi da quelli prettamente politico amministrativi, in ottemperanza a quanto statuito dalla sentenza n. 11392/15 del Tar Lazio (soggetta a impugnazione avanti al Consiglio di stato), ha adottato il modello di piano triennale integrato che può costituire un utile strumento ai fini dell’attuazione del dettato normativo anche per il Coa. È infatti l’Anac ad aver chiarito in via definitiva che gli ordini professionali sono tenuti a rispettare gli oneri sulla trasparenza pensati per le amministrazioni centrali e per gli enti pubblici nazionali (si veda ItaliaOggi del 14 novembre scorso). Il piano triennale 2016-2019 adottato dal Cnf, elaborato tenendo conto delle peculiarità della categoria forense e degli organismi istituzionali rappresentativi della stessa, è di tipo integrato, in modo da semplificare le operazioni di redazione, rappresenta un suggerimento per la compilazione delle singole parti. La valutazione del rischio e l’adozione delle misure di sicurezza è la parte più delicata del piano, che deve essere diretto alla ricognizione della peculiarità delle funzioni dei Consigli dell’ordine, all’individuazione delle aree di pericolo rappresentate da indicatori, all’individuazione delle strategie di prevenzione della corruzione. Il Cnf, per la predisposizione del piano, suggerisce di effettuare una preventiva attività di analisi e valutazione attraverso due step: la politica di prevenzione, intesa come l’insieme degli obiettivi di sicurezza del sistema di gestione dell’attività amministrativa, e il sistema di governo della prevenzione dell’attività amministrativa, intesa come l’insieme dei meccanismi di sicurezza adottati e aggiornati al fine di mantenere il livello di protezione e prevenzione della corruzione nel sistema di gestione dell’attività amministrativa sempre costante nel tempo. Il Cnf, quindi, per l’adeguamento del sistema di governo della prevenzione, suggerisce di fare ricorso a un piano circolare denominato Pdca (plan, do, check, act, definito anche come «ruota di Deming» per evidenziare l’interazione continua delle operazioni di valutazione e gestione dei processi organizzativi) derivato dall’applicazione della struttura di riferimento richiamata dalla norma Uni Iso 31000/2010. Sotto il profilo operativo, infine, il Cnf ha scelto di semplificare i valori dei fattori di rischio individuando nel piano i tre elementi caratterizzanti l’aspetto soggettivo e quello oggettivo che ha ad oggetto l’attività svolta dal Consiglio e attribuendo a ognuno dei tre elementi un valore di rischio denominato relativo.
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