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Ordini e Antitrust: un braccio di ferro (infinito)

di Isidoro Trovato

Poteva essere l'occasione per parlarsi e chiarirsi. E invece è stata l'occasione per ribadire la diversità delle posizioni, probabilmente inconciliabili. L'intervento del presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, al congresso dei notai aveva riacceso la speranza di un'apertura di dialogo tra il garante della concorrenza e il mondo delle professioni.
Spazio ai consumatori
Da tempo si svolge un duello dialettico tra le due parti: l'Antitrust chiede una liberalizzazione pressoché totale delle professioni che invece considerano queste riforme un pretesto per favorire altre lobby di potere (leggi Confindustria). A Torino Catricalà, davanti ad alcuni tra i più importanti presidenti delle associazioni professionali, ha ribadito i punti cardine delle sue richieste: «Mi piacerebbe che all'interno dei consigli degli ordini professionali — ha spiegato il presidente dell'Authority — ci fossero anche membri delle associazioni dei consumatori. Perché gli Ordini non sono sindacati di categoria, ma dovrebbero tutelare l'interesse pubblico e non sempre succede. E allora chi meglio dei consumatori per tutelare gli interessi collettivi?».
L'esame di Stato
L'altro grande bersaglio di critiche da parte dell'Antitrust è quell'esame di Stato che quest'estate sembrava poter essere eliminato dalla manovra economica correttiva. «Sarebbe ora che gli Ordini professionali riconoscessero l'aleatorietà di quegli esami — ribadisce Catricalà —. Si tratta di prove che spesso non premiano il merito. Meglio prevedere percorsi più selettivi all'università e poi un quinto anno che serva da tirocinio o praticantato. E poi subito l'ingresso nel mondo del lavoro».
Un'ipotesi questa per nulla gradita alle professioni ordinistiche come riaffermato dal presidente del Comitato unitario delle professioni, Marina Calderone. «Se usciamo dal principio della meritocrazia, insito nel superamento dell'esame di Stato, scadiamo di qualità. Rendere abilitante all'esercizio della professione l'esame di laurea non costituisce, per talune professioni, la necessaria garanzia di qualità della prestazione professionale da rendersi non nell'interesse dei singoli ma della collettività. Inoltre, in un momento in cui da più parti si richiede la riduzione dei costi pubblici, non possiamo accettare l'ingerenza di chi pensa di impartire lezioni ma poi fa l'opposto. Forse l'Authority farebbe bene a rivedere i suoi conti visto che il costo lordo dei 277 dipendenti dell'Antitrust ammonta, secondo il bilancio pubblicato sul loro sito ad oltre 38 milioni di euro».
Sul tema è intervenuto con veemenza anche Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti. «Preoccupa verificare che il presidente dell'Autorità della Concorrenza proponga soluzioni "cinesi" di abbassamento degli standard di conoscenza e di preparazione dei professionisti, che dovrebbero e devono, invece, essere considerati l'eccellenza del Paese. Il tutto giustificandolo con calcoli di incremento del Pil che sono, di fatto, indimostrabili. Tutti gli Stati europei condividono, nelle loro proposte di revisione sulla Direttiva qualifiche professionali: cinque anni di formazione ai quali si aggiunge almeno un anno di tirocinio per i futuri professionisti. Mentre la Germania investe platealmente sulle professioni intellettuali come motore dello sviluppo».
Il ruolo sociale
Altro ingombrante ostacolo sulla via del dialogo tra le parti è il ruolo che i professionisti chiedono di svolgere all'interno del panorama politico e sociale del Paese. «C'è uno schieramento di poteri che vorrebbe un'emarginazione dei professionisti — spiega Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti — ma la realtà e questi ultimi anni di crisi hanno evidenziato il ruolo sociale del nostro mondo. Credo che la triangolazione Stato-grande industria-grande sindacato abbia fatto il suo tempo. Al tavolo delle riforme devono sedersi anche realtà come quella dei professionisti che, oltre a produrre 15 punti di Pil, sono irrinunciabili attori sociali».

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