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Ordini, anticorruzione rinviata

Obblighi anticorruzione in vigore dal 1° gennaio 2015 per gli ordini professionali. Lo ha stabilito il Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), che ieri ha rinviato l’inizio della propria attività di controllo al 2015, disponendo la modifica della delibera n. 145/2014 sugli ordini professionali, adottata il 21 ottobre scorso e recante «Parere dell’Autorità sull’applicazione della legge n. 190/2012 e dei decreti delegati agli ordini e ai collegi professionali».

In pratica, dal 1° gennaio 2015, l’Autorità eserciterà i propri poteri di vigilanza sul rispetto dell’obbligo di adozione del piano triennale della prevenzione della corruzione, del programma triennale della trasparenza o dei codici di comportamento e della nomina di un Responsabile della prevenzione della corruzione dell’ente. L’articolo 19, comma 5, del dl n. 90/2014, convertito, con modificazioni, in legge n. 114/2014, prevede infatti una sanzione amministrativa non inferiore, nel minimo, a 1.000 euro e non superiore, nel massimo, a 10 mila euro, nel caso in cui il soggetto obbligato ometta l’adozione dei piani triennali di prevenzione della corruzione, dei Programmi triennali di trasparenza o dei Codici di comportamento. Gli Ordini, quindi, secondo le disposizioni di prevenzione della corruzione di cui alla legge n. 190/2012 e decreti delegati agli ordini e ai collegi professionali, dovranno adempiere agli obblighi in materia di trasparenza di cui al dlgs n. 33/2013 e, infine, attenersi ai divieti in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi di cui al dlgs n. 39/2013. La delibera dell’Autorità prende le mosse dall’art. 1, comma 59 della legge n. 190/2012, secondo cui le disposizioni di prevenzione della corruzione di cui ai commi da 1 a 57 del suddetto articolo si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2 del dlgs. n. 165/2001. L’art. 3, comma 1, del dpr n. 68/1986, inoltre, prevede che, all’interno del comparto del personale degli enti pubblici non economici, rientra il personale degli ordini e dei collegi professionali e relative federazioni, consigli e collegi nazionali, confermando quindi l’appartenenza degli ordini alla categoria degli enti pubblici non economici, come presi in considerazione dall’articolo 1, comma 2 del dlgs n. 165/2001. L’Autorità ritiene quindi che, nonostante ordini e collegi siano stati qualificati come enti associativi e, per tali ragioni, siano stati ritenuti esclusi dall’ambito di applicazione delle norme di prevenzione della corruzione, quest’ultima soluzione «non appare condivisibile in quanto, allo stato, nell’ordinamento, non vi sono norme che escludono l’applicazione delle suddette disposizioni agli enti che rivestono detta qualificazione». Inoltre, i rapporti di lavoro del personale degli ordini e dei collegi professionali integrano un rapporto di pubblico impiego e i suddetti organismi rientrano nella categoria degli enti pubblici non economici, «ricompresi nell’ambito di applicazione della pubblica amministrazione di cui all’articolo 1, comma 2 del dlgs n. 165/2001, che operano sotto la vigilanza dello stato per scopi di carattere generale».

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