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Orcel a peso d’oro in Unicredit Lo stipendio da 7,5 milioni fa innervosire i grandi soci

La paga da 7,5 milioni di euro l’anno decisa da Unicredit per Andrea Orcel, prossimo ad, finisce nel mirino dei due consulenti che orientano al voto gli azionisti istituzionali. In una nota di sabato scorso Glass Lewis ha suggerito ai fondi del mercato di votare contro le politiche di remunerazione della banca all’assemblea del 15 aprile, che rinnoverà il cda. E un giorno prima Iss, l’altro grande advisor del mercato, aveva dato pareri simili. Proprio il nome del banchiere d’affari romano, protagonista da 20 nel settore in Europa, aveva indotto la banca ad alzare da 3,6 a fino a 7,5 milioni l’anno i compensi apicali.
Più che l’importo, comunque ai massimi tra le banche europee, sono le sue caratteristiche a non piacere. Glass Lewis critica l’assenza di incentivi sulla parte variabile, pari a 5 milioni, che, ha scritto la stessa banca, «non è soggetta a condizioni di performance, malus o rivalse». Un’esenzione che la Bce consente solo il primo anno di incarico, e decisa per «favorire l’allineamento di interessi tra l’ad e gli azionisti», ha scritto Unicredit. Glass Lewis ha poi definito «sotto le best practice di mercato» l’assenza di dettagli sul compenso di Orcel fino al 2022. Per Iss, invece, il tema «merita voto contrario per il problematico pacchetto retributivo del nuovo ad, che potrebbe comportare un aumento rilevante dei compensi, ed è caratterizzato da un bonus 2021 tutto garantito». Jean Pierre Mustier, il capo fino a febbraio, ha preso nel 2020 900 mila euro.Benché il voto dei soci ai compensi sia solo consultivo, potrebbe riservare una delusione al nuovo cda, perché i fondi più piccoli spesso seguono gli advisor. Per la lista del cda, comunque, è atteso un consenso elevato dei soci. È appoggiata da Glass Lewis e Iss anche per la presenza di Orcel, che gode di considerazione sul mercato.
I due pareri usciti aprono però il fianco a un’altra critica, al presidente designato Pier Carlo Padoan. Iss sostiene che «non è indipendente», Glass Lewis, nel notare che «non è indipendente ai sensi del Dlgs 169/2020», che ha appena introdotto criteri più severi, lo ritiene “indipendente” per il fatto che Unicredit lo valuta tale «in base al Testo unico della finanza e al Codice sulla governance ». L’ex ministro del Tesoro fino a sei mesi fa era deputato nel Pd, e le nuove norme negano l’indipendenza a chi nei due anni precedenti alla nomina è stato ministro o parlamentare. Un tema già sollevato dal socio Bluebell: «Auspichiamo che il nuovo cda Unicredit nomini un presidente indipendente di nome e di fatto, specie nel caso in cui la nomina di Padoan possa in qualche modo favorire un’aggregazione con Mps, scenario molto preoccupante». Padoan mesi fa ha rigettato ogni collegamento tra la sua designazione e la pista senese.
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