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Orcel lancia UniCredit Italia Rinviate (per ora) le fusioni

Andrea Orcel chiude la porta, almeno per il momento, a possibili aggregazioni. E si concentra invece sulla riorganizzazione e semplificazione, mettendo in cima alla lista delle priorità la valorizzazione del mercato italiano, che sarà dotato di una sua piena autonomia, così come la Germania e l’Europa Centrale e Orientale.

A distanza di due mesi dal varo della prima linea manageriale (il cosiddetto Gec) e della suddivisione del business in tre aree geografiche, il ceo torna sugli aspetti operativi per prepararsi alla messa a terra del nuovo piano industriale, la cui presentazione è attesa tra fine settembre-inizio ottobre. «Al momento, voglio concentrarmi sulla nostra banca, sulle risorse all’interno del nostro gruppo», dice Orcel in una nota diffusa ieri. «Come ho detto sin dall’inizio, le opportunità esterne rappresentano solo un acceleratore, ma è focalizzandoci sul nostro business, semplificandolo, ottimizzando e ridefinendo le nostre strutture che potremo veramente mettere i nostri clienti al centro».

Insomma, per Orcel non c’è alcuna urgenza di spingere sulle fusioni. Se la mossa sia solo tattica, e tesa a raffreddare le attese di un mercato che da tempo ragiona su tutte le possibili ipotesi aggregative – da Mps a BancoBpm, fino a Mediobanca -, lo si capirà con il tempo. Di certo per ora, questo è il messaggio chiaro, le risorse devono andare all’implementazione della nuova matrice manageriale.

La nuova UniCredit Italia

Spazio dunque alla riorganizzazione delle tre geografie, che saranno dotate di una piena autonomia organizzativa e rispecchieranno la capogruppo anche nelle singole funzioni operative. Nasce come previsto UniCredit Italia, che come noto sarà guidata da Niccolò Ubertalli. Sotto il suo controllo ci saranno l’area Individui, guidata da Barbara Tamburini, che si rivolge ai clienti Mass Market, Affluent e Private; l’area Imprese, guidata da Andrea Casini, che gestisce piccole, medie e grandi aziende; l’area Corporate and Investment Banking Italia (Cib Italia), guidata da Alfredo De Falco.

I clienti italiani, in particolare, saranno serviti da due reti complementari di distribuzione di servizi e prodotti: la rete di distribuzione fisica (che garantirà la relazione sul territorio e la cui organizzazione viene confermata su 7 regioni, ovvero Nord Ovest, Lombardia, Nord Est, Centro-Nord Italia, Centro Italia, Sud Italia e Sicilia, dove 6 capi regione su 7 restano al momento nella loro posizione); la struttura dedicata ai “canali distributivi alternativi”, che si occuperà di remote banking (UniCredit Direct, buddybank e Atm), e il cui capo è in fase di definizione. L’Italia, al pari di Germania ed Europa Centro-Orientale, sarà dotata di funzioni di supporto dedicate, come l’area People and Culture (guidata da Luigi Luciani, ex Capitalia), Finance (Simone Marcucci, da Hvb), Digital & Information Office (Luboslava Uram) e Operations (Paolo Chiaverini). Inoltre, ai vertici alla capogruppo sono state create strutture dedicate alle singole geografie per alcune funzioni strategiche come Compliance (per l’Italia Mirko De Mario), Legal (Ermanno Bonessi) e Risk (Corrado Pavanati).

Per UniCredit si propone insomma un modello più “federale”, con maggiore delega e potere decentrato ai singoli mercati. E in questo quadro l’Italia – che vale circa il 48% dei ricavi del gruppo – assume ovviamente un peso decisivo, peraltro auspicato anche dagli azionisti di peso, a partire dalle Fondazioni. «È finalmente iniziato il dopo Mustier, anche se da tempo il nuovo gruppo dirigente di Unicredit lavora per una vera semplificazione e per una migliore efficienza dell’organizzazione», ha commentato il segretario della Fabi, Lando Sileoni, che ha definito «positivo il fatto che Orcel si sia rivolto direttamente alle lavoratrici e ai lavoratori bancari senza enfasi e con idee chiare».

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