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Orcel ha già vinto la gara dei banchieri più pagati in Europa

Dal banchiere meno pagato d’Europa al più pagato. Il compenso di Andrea Orcel, svelato dal sito di Repubblica sabato, fa discutere: sia perché 7,5 milioni di euro non si spuntano tutti gli anni, sia per il dettaglio che il primo anno la parte variabile di 5 milioni non sarà legata ad alcun obiettivo aziendale. Un premio , come definito nei documenti preparatori dell’assemblea Unicredit che il 15 aprile nominerà il blasonato banchiere romano.
Jean Pierre Mustier, nel ruolo dal 2016 a un mese fa, entrò con 1,2 milioni l’anno di stipendio fisso – dopo un taglio del 40% – e una parte variabile che nel 2019 fu 2,4 milioni: ma nel 2020 l’ex parà francese dai modi ruvidi limò del 25% il fisso e donò a Fondazione Unicredit il variabile. Il successore, dopo che il cda Unicredit ha sancito un «nuovo posizionamento competitivo» delle retribuzioni 2021, raddoppiando l’importo massimo annuale da 7,2 milioni a 15 per «attrarre e fidelizzare talenti di alto livello», riceverà otto volte tanto. Meno di quel che si meritò negli anni ruggenti di Merrill Lynch ed Ubs, e gli valse l’epiteto di “Ronaldo dei banchieri” presso il parlamento britannico. Meno, anche, dei 10 milioni a lui promessi nel 2018 dal Banco Santander, che poi ci ha ripensato e con cui il contenzioso forense resta aperto. Resta, anche parlando di banchieri, un compenso di grande riguardo: negli ultimi due anni solo l’amico Sergio Ermotti, suo collega in Merrill Lynch a Londra e fino a ottobre capo di Ubs (dove chiamò Orcel nel 2012), lo sovrasta: 12 milioni di euro anche nel mesto 2020, tra 2,2 milioni di fisso e il variabile. Orcel, anche se per lui si parla di stipendio 2021, se la gioca invece con José Alvarez, rimasto a guidare il Santander da cui ha avuto 6,01 milioni nel 2020 (e 8,2 milioni nel 2019). Nella ricostruzione spicca poi il banchiere tedesco Christian Sewing, che ha preso 6,04 milioni nel 2019 da una Deutsche Bank piena di problemi, e che precede Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo che nel 2019 milioni ne ebbe 5,2 (tra fisso e variabile), dopo aver donato un milione alle operazioni per arginare il Covid-19 in Italia. Solo verso fine mese si conosceranno le remunerazioni 2020 di Intesa Sanpaolo, ma a quel che si apprende è alle viste una sensibile limatura del compenso variabile. E così potrebbe essere per diversi altri banchieri, se non altro per allinearli agli azionisti, che da un anno stanno a bocca asciutta o quasi per il veto della Bce a distribuire dividendi, e tesaurizzare gli utili in vista delle perdite su crediti. Perdite che dopo la pandemia la vigilanza di Francoforte stima fino a 1.000 miliardi di euro nel continente.
Una nota di Jp Morgan Cazenove dedicata alla paga di Orcel la definisce «molto competitiva e più alta di gran parte delle rivali europee», e «un segno dei tempi nuovi», per l’unica banca “sistemica” italiana, che sotto Mustier ha molto ristrutturato e tagliato (14 mila dipendenti nei suoi anni), mentre d’ora in poi avrà per «prima sfida far crescere i ricavi », cercando di integrare fabbriche di prodotti finanziari e distribuirli poi sui 2.600 sportelli (o un migliaio in più se Orcel accetterà di comprare Mps). Una sfida partita dietro le quinte per Orcel. Solo tra un anno si sapranno i dettagli del trattamento, e gli obiettivi di performance che regolano la parte variabile, che vale due terzi del compenso di molti banchieri. Intanto si è g arantito 7,5 milioni nel 2021, una buonuscita fino a 15 (due annualità) all’addio e si è “liberato” di Ermotti, sostituito a Zurigo da Ralph Hamers, con ingaggio di “soli” 3,43 milioni.
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