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Orcel al primo test dei soci UniCredit Lista blindata, il faro è sui compensi

Sarà un’agenda a dir poco fitta, quella che da oggi si ritroverà davanti Andrea Orcel. Da nuovo numero uno di UniCredit, carica che l’assemblea degli azionisti gli attribuirà oggi in maniera scontata, il super-banchiere romano dovrà infatti tracciare la griglia delle priorità per portare la banca al rilancio. Dalla revisione dell’organigramma al nuovo piano industriale, dalla riorganizzazione commerciale alla cura dei rapporti con tutti gli stakeholder, molti saranno gli impegni delle prossime settimane.

L’approccio, ripetuto a più riprese da Orcel nei colloqui avuti con chi l’ha incontrato nel corso di queste settimane, rispetterà una promessa, ovvero quella di rafforzare la posizione di UniCredit nello scacchiere bancario italiano e internazionale. Inevitabile che, in questo contesto, il tema dell’M&A sia la possibile chiave di volta. E la prima casella da spuntare (o meno) riguarderà il dossier Mps. Il Governo come noto guarda alla banca di piazza Gae Aulenti infatti come l’interlocutore ideale per dare alla fragile banca senese l’attesa “soluzione strutturale”. L’ipotesi è informalmente stata posta anche nei dialoghi intercorsi tra l’azionista di riferimento Mef (64% del capitale) e la Vigilanza. E sarebbe stata anche oggetto di incontri altrettanti informali (ma non smentiti) tra lo stesso Orcel e il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera.

Si vedrà se, come e con quali tempi, nel caso, Orcel – che ha fama di abile negoziatore – riuscirà a chiudere il cerchio. O se invece, come si ragiona sul mercato, sceglierà altre strade, che spaziano dall’ipotesi più suggestiva (ma non banale) di un’aggregazione con Mediobanca a un deal con BancoBpm (magari in triangolazione con la stessa Mps), fino anche a Bper. Se da una parte appare complicato che appena nominato Orcel possa da subito varare un’operazione straordinaria, dall’altra parte le urgenze per Siena non mancano.

In assenza di una soluzione di mercato, entro il primo semestre la banca – che peraltro entro giugno conoscerà gli esiti degli stress test attualmente in corso, i cui risultati saranno resi noti al mercato a luglio – dovrebbe realizzare un rafforzamento patrimoniale stimato in 2,5 miliardi, che dovrà essere effettuato a condizioni di mercato e con la partecipazione pro-quota del Tesoro. Nell’incertezza, il Tesoro comunque prova a esplorare tutte le strade sul mercato. Che al momento portano in verità al solo fondo Apollo, unico soggetto ad aver chiesto autorizzazione ad entrare in data room.

Tornando a Orcel, invece, il primo passo come detto sarà fatto oggi, con la nomina a Ceo. All’assemblea è attesa una partecipazione attorno al 60% del capitale, in linea con lo scorso anno. Se il voto favorevole dei soci alla lista del Cda guidata Pier Carlo Padoan è fuori discussione, qualche incertezza in più fino a ieri si respirava sul voto sulle politiche di remunerazione. Un fatto inevitabile, questo, dopo che nei giorni scorsi i proxy advisor Iss e Glass Lewis avevano contestato la bontà di una policy che assegna a Orcel 5 milioni di bonus in azioni per il primo anno come parte variabile, senza che però questa sia collegata ad alcuna performance. Secondo fonti di mercato, non è però escluso che alla fine la mozione passi, anche se di misura. A dare pieno supporto al Ceo e a non considerare eccessivo lo stipendio sono CariVerona (1,8%) e Crt (1,7%), soci storici del gruppo, che si sono espressi a favore della scelta economica, giustificata dal talento del banchiere. Una tesi condivisa anche dalla banca stessa, che nelle risposte date agli azionisti in vista dell’assemblea ha usato parole chiare. «La struttura retributiva prevista per il 2021» per il Ceo designato – spiega il gruppo – è strettamente legata al primo anno del mandato ed è volta a garantire il giusto livello di competitività e attrazione per un dirigente di alto livello».

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