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Orari di lavoro e riposi, stop alle maxi-sanzioni

La Corte costituzionale (sentenza 153/14) attenua le sanzioni in materia di lavoro, in quanto la normativa che ha riformato l’orario di lavoro (il Dlgs 66/03) ha violato i criteri di delega assegnati a suo tempo dal Parlamento.
La questione è arrivata alla Consulta per iniziativa del Tribunale di Brescia, che ha chiesto di verificare la legittimità costituzionale di alcune norme del Dlgs 66/03, (ossia i commi 3 e 4 dell’articolo 18 bis) – nella versione introdotta nel 2004 – nella parte in cui regolano le sanzioni amministrative in materia di orario. La prima disposizione, contenuta nel comma 3, punisce la violazione dell’orario massimo con sanzione amministrativa da 130 a 780 euro per ogni lavoratore e per ciascun periodo. La seconda disposizione, contenuta nel comma 4, punisce la violazione delle disposizioni sui riposi con sanzione amministrativa da 105 a 630 euro.
Il Tribunale ha evidenziato che tali sanzioni sarebbero in contrasto con la legge delega (legge 39/02) che ha dato vita al Dlgs 66/03, nella parte in cui questa prevedeva, come criterio direttivo da attuare nel successo decreto delegato, l’obbligo di mantenere le stesse sanzioni amministrative già comminate delle norme preesistenti per illeciti equivalenti.
La Corte ritiene che questo vincolo sia stato violato dal Dlgs 66/03 in quanto le norme precedenti punivano gli stessi illeciti sanzionati dal decreto in maniera meno grave. Tale conclusione emerge dal confronto tra le sanzioni applicabili prima della riforma del 2003 e quelle contenute nella nuova norma. In particolare, la Corte rileva che le violazioni in materia di orario di lavoro e di riposo domenicale e festivo erano già sanzionate prima del Dlgs 66/03, seppure in maniera indiretta. Pertanto, anche dopo la riforma del 2003, la normativa sull’orario di lavoro presenta una definizione dei limiti di lavoro e delle relative violazioni omogenea rispetto a quella precedente.
Per la Consulta, quindi, nonostante le indubbie diversità, vi sarebbe una sostanziale coincidenza nella logica di fondo che anima i due sistemi: entrambi sanzionano l’eccesso di lavoro e lo sfruttamento del lavoratore che ne consegue, ponendo limiti all’orario giornaliero e settimanale ed imponendo periodi di riposo.
In presenza di questa identità di situazioni, conclude la sentenza, le sanzioni contenute nella normativa precedente si applicavano a violazioni da ritenere omogenee rispetto a quelle regolate dal Dlgs 66/03. Di conseguenza, applicando correttamente la legge delega, non sarebbe stato possibile inasprire il regime sanzionatorio. Da notare che la pronuncia riguarda solo la normativa vigente nel periodo di tempo che va dall’ottobre 2007 al giugno 2008 per un fatto tecnico (questo era il periodo in cui si applicava la normativa nel giudizio di provenienza). Per i periodi successivi, il principio si applica a tutte quelle norme approvate in violazione della legge delega, mentre non sembra interessare disposizioni che, in via autonoma rispetto alla medesima delega, hanno rivisto il sistema sanzionatorio.

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