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Ora va in banca. Ma il buco è (quasi) certo

La seconda rata dell’Imu 2013 sulla casa di abitazione, intanto, la pagano le banche. Se poi qualcosa non dovesse andare per il verso giusto, e la probabilità è forte, perché l’aumento straordinario delle tasse sugli istituti di credito corre seri rischi di essere cassato, si vedrà. Ma saremo già nel 2015, forse nel 2016, e la patata bollente, il buco nel bilancio, sarà il problema di un altro governo. Ma pur sempre della collettività.
Scenario
La Robin Tax inventata nel 2008 dall’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, colpisce ancora. Nonostante su di essa penda un giudizio di costituzionalità, il governo di Enrico Letta, stretto tra le pressioni della politica ed un bilancio senza più risorse, ha pensato bene di rispolverarla, estendendola dal settore dell’energia a quello bancario. Con presupposti formali diversi, ma con obiettivi sostanzialmente identici: fare cassa ad ogni costo.
Lo scopo della Robin Hood Tax tremontiana, sulla carta, era nobile quanto quello del mitico eroe della foresta di Sherwood: togliere ai ricchi per dare ai poveri. «È una tassa bellissima» spiegava orgogliosamente il ministro dell’Economia presentando il decreto titolato non a caso «Riduzione delle tariffe elettriche». Doveva colpire gli extra-profitti maturati dalle imprese energetiche grazie al vertiginoso aumento dei prezzi petroliferi e del gas, destinandone il ricavato all’abbattimento delle bollette elettriche delle famiglie. Nel 2009 vennero incassati 740 milioni, scesi a 527 nel 2010 per colpa della crisi che falcidiò gli extra-profitti. Poi nel 2011 il gettito è tornato a salire, quasi un miliardo e mezzo, ma solo perché l’imposta addizionale Ires, con la manovra-bis di quell’anno, era stata portata dal 6,5 al 10,5%. Tra le proteste degli operatori che dopo aver pagato hanno fatto ricorso alle Commissioni Tributarie, e queste alla Consulta, evidenziando la disparità di trattamento con le altre imprese ed il fatto che da temporanea la tassa era diventata permanente. Inutile dire che, nel frattempo, il costo delle bollette per le famiglie è aumentato, e di parecchio. Nonostante ci fosse un esplicito divieto per le imprese, poi caduto, di traslare l’aumento delle imposte sui prezzi finali dell’energia.
Oggi
Ed eccoci alla Robin Tax 2013. Il decreto che abolisce la seconda rata Imu prevede che gran parte del minor gettito sia coperto quest’anno da un aumento degli acconti Ires ed Irap di banche e assicurazioni dal 101% al 130%, con un incasso di 1.496 milioni di euro. Un anticipo delle imposte del 2014, che verrà a sua volta compensato dalla Robin Tax vera e propria, un’addizionale Ires solo per il 2014 di 8,5 punti, dal 27,5 al 36%, il 30% in più.
Stavolta però, non c’è neanche il presupposto per la tassa straordinaria. Perché gli extra-profitti nel settore bancario e assicurativo, che potrebbero giustificare l’aumento in virtù del principio costituzionale in base al quale ognuno è chiamato a pagare in funzione della propria capacità reddituale, non ci sono. Anzi, per loro è proprio un periodaccio. Dovranno pagare più tasse, per giunta, nel momento in cui gli si chiede di assecondare la ripresa, concedendo più prestiti all’economia, e retroattivamente perché l’imposta si applica al reddito già maturato.
La causa intentata dalla imprese energetiche doveva essere discussa dalla Consulta a marzo, ma è stata rinviata. Presto, molto probabilmente, si accoderanno le banche. E se la Robin Tax dovesse cadere verrà fuori un bel buco di bilancio, destinato a scaricarsi sui contribuenti. Non è certo una novità.
È già previsto che il miliardo e mezzo della tassa straordinaria del 2014 sulle banche sia compensato nel 2015 da un equivalente aumento delle accise (e pazienza se le tasse sulle casa finirà per pagarle anche chi la casa non ce l’ha). Un conto che potrebbe essere molto più salato se, alla fine, banche e imprese energetiche dovessero essere rimborsate del maltolto.

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