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Ora tocca a Draghi, Bce verso l’acquisto di Btp

Forse l’Italia dovrebbe guardare con più benevolenza all’Europa. Ieri, dalla Commissione di Bruxelles è arrivata la flessibilità sui bilanci pubblici, probabilmente la massima possibile senza stracciare i patti firmati da tutti i membri dell’eurozona. Il maggiore Paese beneficiario ne sarà l’Italia. Il 22 gennaio, quasi certamente arriverà anche lo stimolo monetario: la Banca centrale europea è pronta per il Quantitative Easing sovrano, cioè l’acquisto di titoli pubblici dei 19 partner dell’area euro. Maggiore beneficiario ne sarà ancora una volta l’Italia. 
La constatazione è innanzitutto politica e già nei prossimi giorni diventerà un elemento di confronto. Non solo perché, a quel punto, il governo italiano sarà di fronte alle sue responsabilità: gli saranno state messe a disposizione due delle tre gambe necessarie a incamminarsi verso la ripresa, quella di bilancio e quella monetaria; la terza, quella delle riforme strutturali, dipenderà solo da esso. Prima ancora, la «questione italiana» entrerà però nel dibattito immediato, posta soprattutto da chi teme il rilassamento delle regole di finanza pubblica in Europa e ancora di più da chi non vorrebbe il Quantitative Easing (QE) della Bce. La questione avrà un peso nella decisione del 22 gennaio.
Ieri, il membro del consiglio direttivo della Bce responsabile dei rapporti con la Commissione Ue, Benoît Cœuré, ha detto che a Francoforte le discussioni sul QE «sono ben avviate: la scorsa settimana abbiano discusso molti dettagli tecnici». Pronti a prendere una decisione, anche se — ha aggiunto — non è scontato (dichiarazione che ha aiutato le Borse, soprattutto i titoli bancari, a crescere, Milano dell’1,96%). Il giorno prima, Cœuré aveva comunque criticato l’esecutivo di Bruxelles per avere rinviato a marzo decisioni chiare sui Paesi che non hanno rispettato alla lettera il patto di Stabilità europeo nel 2014. «La Commissione Ue — ha detto — ha giustamente censurato Paesi come Italia, Francia e Belgio perché non hanno raggiunto i loro obiettivi di deficit. Ciò aumenta l’incertezza perché nessuno sa se le regole al momento sono applicate in pieno oppure no».
Il fatto che le regole di bilancio siano state rese ieri più «flessibili» fornirà qualche argomentazione a chi, all’interno della Bce, in nome della stabilità finanziaria, vorrebbe rinviare il programma di acquisto di titoli pubblici. «Dev’esserci un bilanciamento appropriato tra i rischi e i vantaggi di un programma del genere e io in questo momento non lo vedo», ha detto qualche giorno fa Sabine Lautenschläger, anche lei membro del consiglio direttivo della Bce. Oggi, inoltre, un consigliere della Corte di Giustizia europea fornirà una prima indicazione — su richiesta della Corte Costituzionale tedesca — sulla legalità o meno del programma Omt della Bce, sostanzialmente il predecessore del Quantitative Easing, al solo annuncio del quale, da parte di Draghi, il momento di acutezza della crisi finanziaria sui mercati cessò, nel 2012. Pochi si aspettano una netta bocciatura, che creerebbe instabilità nella banca centrale. Ma anche questo passaggio indica la delicatezza del momento.
Il 22 gennaio, insomma, l’atteso QE dovrebbe iniziare, come indicato nella riunione di dicembre dei governatori della Bce. Ma quasi certamente i membri tedeschi della banca voteranno contro. E l’argomento che l’Italia ne sarà il maggiore beneficiario sarà evocato.
In realtà, è più vero il contrario: se deciderà di procedere all’acquisto massiccio di titoli di Stato anche contro l’opinione della Germania e della Bundesbank, Draghi segnerà l’ingresso della Banca centrale europea nell’età matura, quella dell’indipendenza. Sarà una scelta contro la deflazione nell’intera eurozona. Se poi l’Italia ne avrà i maggiori benefici, pazienza.

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