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Ora Starbucks sfida Nespresso

Non è un bel momento per Nespresso, il colosso svizzero del caffè che negli ultimi anni ha dovuto subire un paio di sentenze, una in Italia e l’altra in Francia, che scardinano il monopolio delle capsule.

E non è finita. Ora deve fare i conti con un altro colosso, l’americana Starbucks che ha deciso di produrre anch’essa le capsule e di venderle nei suoi 22 mila negozi in tutto mondo, cominciando l’estate prossima proprio dalla Francia, dai suoi café a cui si aggiungeranno presto i supermercati Monoprix e Géant Casino che hanno appena siglato accordi di distribuzione esclusiva.

Insomma, un attacco in grande stile e molto più insidioso di quello portato avanti dai campioni nazionali del caffè come L’Or (di proprietà della multinazionale alimentare Sara Lee), leader nella gdo con una quota superiore al 50%, e Carte Noir, di proprietà del gruppo alimentare olandese Douwe Egberts, che è al secondo posto con una quota del 20% ed è stato appena acquistata (per 700 milioni di euro) dalla nostra Lavazza.

Entrambe, L’Or e Carte Noir, hanno potuto beneficiare di una delibera dell’Antitrust francese che ha imposto alla Nestlé di aprire il mercato delle capsule alla concorrenza così come il tribunale civile di Torino, un paio di anni fa, aveva autorizzato Caffè Vergnano a produrre capsule compatibili con le macchine Nespresso (il contrario non è possibile e questa è stata, in effetti, una grande furbata dell’ex piccolo torrefattore di Chiari).

Ma è l’annuncio fatto mercoledì scorso, 23 marzo, a Seattle, durante l’assemblea annuale degli azionisti di Starbucks (che, intanto, si preparano a incassare 2,4 miliardi di dollari di dividendi a fronte di 3,7 di utile netto e 19 di fatturato), a mettere in allarme i vertici della multinazionale svizzera.

Si tratta di una vera e propria invasione di campo da parte di Starbucks in un mercato che, secondo i dati Euromonitor, nonostante la crisi dei consumi, è arrivato a valere 4 miliardi di euro in Europa, raddoppiando negli ultimi due anni, mentre a livello globale ha superato i 10 miliardi di euro.

Di questo mercato, Nespresso è stato e continua a essere leader (ancora) incontrastato, con un fatturato di 3,6 miliardi di euro e margini stratosferici: Nestlé non rilascia dati separati per il suo marchio, si limita a dire che Nespresso è la divisione più redditizia del gruppo, ma il quotidiano britannico Financial Times ha calcolato un «mark up» netto di almeno il 30% su ogni capsula venduta.

Ecco spiegato perché i concorrenti, da anni, provano a scalfire il monopolio degli svizzeri che, a loro volta, rilanciano con sempre nuove qualità di caffè (nel bouquet di Nespresso ci sono ormai 22 crus) e campagne pubblicitarie massicce e costosissime (come quella con George Clooney).

Sarà divertente vedere come si confronteranno sul mercato francese, che vale 250 milioni di euro (tanto quanto l’Italia) i due colossi del caffè. «Nous esperons che nos fans appreciéront de pouvoir profiter de la qualité Starbucks», siamo convinti che i nostri fans apprezzeranno la nostra qualità e premieranno i nostri sforzi, ha dichiarato con diplomazia, come si fa sempre alla vigilia di un confronto durissimo, il responsabile di Starbucks Europa e Medio Oriente, Duncan Moir.

Aggiungendo subito dopo che in Francia le capsule Starbucks si potranno comprare anche online, proprio come quelle Nespresso e costeranno meno.

Insomma, guerra senza quartiere. All’ultima tazzina.

Giuseppe Corsentino

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