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Ora sotto osservazione lo spread di Parigi

In chiusura della crisi della moneta unica e del debito sovrano europeo e mentre si avvia a soluzione il problema delle banche europee, si apre d’improvviso per i mercati stamattina una nuova crisi, ancora una volta denominata in euro ma tutta politica, gonfiata dai venti forti dell’anti-europeismo e del populismo francese. Non sarà l’Italia oggi a mettere alle corde i mercati, con i dati finali che dovrebbero confermare la prima proiezione, la vittoria di Matteo Renzi che rafforza il Pd e la spinta riformatrice del Governo. I mercati si concentreranno piuttosto sulla schiacciante vittoria del Fronte nazionale di Marine Le Pen, andando a rivedere se quello spread tra OaT decennali e Bund che nelle ultime due settimane è oscillato tra i 44 e i 49 punti riflette fedelmente il rischio-Francia. L’ascesa del Syriza in Grecia e la tenuta del M5S di Grillo in Italia non faranno stare tranquilli i traders.
I mercati da oggi si sentiranno minacciati dall’accensione di due focolai di instabilità politica, quello arcinoto greco e quello a sorpresa francese, in un’Eurozona con la disoccupazione all’11,8% (marzo 2014) che stenta a trovare la via dello sviluppo sostenibile, dopo essere cresciuta nel primo trimestre dell’anno meno del previsto (0,2%) a causa anche dello 0% della Francia e del -0,1% dell’Italia.
I mercati fino a venerdì sera non avevano messo in conto l’allungamento di un’ombra sulla tenuta dalla linea politica europea, fiduciosi del fatto che il peso dei deputati anti-euro nel Parlamento europeo non sarebbe stato determinante. Da oggi, tuttavia Borse e titoli di Stato nell’Eurozona dovranno fare i conti con le ripercussioni a livello nazionale del voto europeo soprattutto in Francia e in Grecia:l’indebolimento dei Governi in carica equivale per i mercati al rallentamento del cammino delle riforme strutturali e dell’azione di governo nel complesso. In caso estremo, il peggiore degli scenari per i mercati è la chiamata alle urne e le elezioni anticipate che hanno un impatto immediato molto negativo sul Pil e le prospettive di crescita.
La Grecia ha già ristrutturato il suo debito pubblico e ha già richiesto e ottenuto in più tranche l’aiuto esterno del fondo salva stati Efsf e dell’Imf: l’uscita della Grecia dall’euro non è più un’ipotesi concreta scontata nei prezzi dai mercati, il Pil e il debito pubblico della Grecia non hanno un peso decisivo per le sorti dell’Eurozona. Diverso il caso della Francia, che ha il secondo Pil tra i 18 nell’area dell’euro con un debito/Pil che viaggia attorno al 90% (dopo la revisione recente del modo di calcolare del Pil, altrimenti sarebbe stato al 93% ma counque lontano dalla soglia del 100%), un’economia stagnante e alcune riforme strutturali chiave da considerarsi al palo tanto quanto quelle italiane, se non in alcuni casi di più.
Lo spread tra gli OaT francesi decennali e i Bund tedeschi però in queste ultime due settimane ha oscillato tra i 44 e i 49 punti, mantenendo lo status della Francia tra i Paese “core” con un piccolo premio sui rendimenti che l’ha sempre resa più appetibile della Germania. Stando a fonti bene informate, gli investitori istituzionali giapponesi e cinesi avrebbero appesantito in maniera massiccia dall’inizio dell’anno la loro esposizione sugli OaT in una caccia al rendimento più alto in euro e prendendo le distanze dai titoli tedeschi troppo cari, senza aumentare il rischio di credito. Per loro, per questi investitori, l’esito delle elezioni europee in Francia sarà una vera doccia fredda.
In quanto all’Italia, l’effetto sui BTp e sullo spread contro i Bund dovuto all’esito del voto europeo, per la sua portata sullo scenario politico nazionale, sarà positivo (al netto del contagio francese): Renzi per i mercati è ora legittimato dagli elettori per accelerare le riforme, anche quelle più ostiche che prevedono lo scontro con i sindacati e con i dipendenti della pubblica amministrazione. L’impatto sullo spread potrebbe essere oggi leggero perchè la piazza finanziaria londinese è chiusa per il Bank holiday e gli Usa sono in festività e anche per il fatto che i principali detentori del debito pubblico sono italiani. La quota dei titoli di Stato in mano agli investitori non residenti è aumentata da inizio anno (a gennaio è salita di 30 miliardi in base alle ultime statistiche ufficiali disponibili) e anche nel corso del 2013: al dicembre dell’anno scorso era salita, stando alla Banca d’Italia, al 27%, equivalente al 0,9% in più rispetto a giugno dello stesso anno. Ma resta ancora molto bassa rispetto al picco sopra il 50% raggiunto prima la crisi dei subprime e dell’euro.
Lo spread tra i BTp e i Bund si è allargato fino a sfiorare quota 200 nei giorni scorsi per poi chiudere venerdì attorno a 180: per colpa del Pil debole nel primo trimestre, per alcuni sondaggi con Grillo che accorciava le distanze su Renzi, per i timori che Mario Draghi non utilizzerà in giugno il bazooka di misure simili al quantitative easing per contrastare il rischio della deflazione. I mercati si aspettano ora che Governo Renzi acceleri la tabella di marcia delle riforme strutturali e e delle modifiche alla legge elettorale: i traders non escludono che lo spread possa calare fino a 100-125 punti. Ma l’Italia rischia la scossa dal terremoto politico della Francia: un contagio questa volta non più greco ma francese.
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