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Ora si cambia strada Meno holding più territorio

Pletorica, secondo quanto scrivono Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli ne Il dizionario della lingua italiana, significa «più numerosa di quanto sarebbe utile o necessario». Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è tornato a utilizzare quell’aggettivo, riferendosi alla governance delle banche italiane.
Sull’utilità e la necessità di certi ridondanti consigli di amministrazione è difficile trovarsi d’accordo su una posizione meno netta del governatore, che ha recentemente puntato l’indice anche contro le remunerazioni del management, «non sufficientemente ancorate a risultati di medio e lungo periodo». Un richiamo severo al sistema, che peraltro in alcuni casi — spinto o convinto — sta già muovendosi. È il caso di IntesaSanpaolo, prima banca italiana per numero di sportelli sul territorio, oltre 5.500, che ha da tempo avviato un ridisegno della propria presenza territoriale, mentre il presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli, proprio in Banca d’Italia ha evidenziato come il sistema duale, su cui si regge il gruppo bancario abbia avuto «effetti molto positivi» sulla banca, anche se «ha ancora bisogno di adeguate modifiche e integrazioni».
Accelerata
Le indicazioni della Banca d’Italia rappresentano un acceleratore sulla strada che IntesaSanpaolo ha già intrapreso nei mesi scorsi. Soprattutto, la banca guidata operativamente da Enrico Tomaso Cucchiani sta lavorando per giungere a una razionalizzazione della propria presenza territoriale e a un alleggerimento delle strutture di governance. Cucchiani, in prima persona, si è fatto carico, dal momento delle dimissioni di Marco Morelli, della gestione della cosiddetta Banca dei Territori, ovvero la struttura organizzativa sotto il cui ombrello ricadono gli sportelli sul territorio italiano. È, la Banca dei Territori, il cuore pulsante di Intesa Sanpaolo, il vero segno della presenza capillare della banca nell’economia e nella struttura sociale italiana. Lo è oggi e lo è stato storicamente, essendo qui confluite le attività bancarie di molte delle vecchie Casse di risparmio, per secoli struttura portante delle finanze della Penisola.
Nomine
Dal luglio scorso è già stato indicato in Giuseppe Castagna il futuro responsabile e infatti il manager già divide le proprie settimane tra la sede del Banco di Napoli, di cui è direttore generale e da cui guida la direzione regionale di Campania, Calabria e Sicilia — una sorta di viceré — e la sede della Banca dei Territori a Torino. Le indicazioni di razionalizzazione e di riorganizzazione della struttura di governance, già contenute nel piano industriale presentato dal precedente amministratore delegato, l’attuale ministro dell’Economia Corrado Passera, dovrebbero portare a una riduzione delle direzioni regionali, che erano otto, sono sette dopo che il Lazio è confluito in Toscana e potrebbero diventare cinque.
Già razionalizzata la presenza a Nord, sulle principali isole e sulla dorsale tirrenica, il lavoro di Cucchiani in questi ultimi mesi — e di Castagna dei prossimi — si concentrerà soprattutto su Marche e Umbria, con una toccata a Firenze e una a Bolzano.
Focus sul Centro
In Umbria il gruppo IntesaSanpaolo è oggi rappresentato da quattro banche, le Casse di risparmio di Spoleto, di Città di Castello, di Terni e Narni e di Foligno. Entro la fine dell’anno queste quattro entità giuridiche confluiranno nella nascente Cassa di Risparmio dell’Umbria, a cui la Cassa di Risparmio di Firenze e la stessa rete IntesaSanpaolo faranno confluire i rispettivi sportelli nella regione, in modo da far nascere una banca — interamente controllata — capace di contare su un totale di circa 110 sportelli, al netto di quelle agenzie che la stessa Cr dell’Umbria cederà, al di fuori dal proprio territorio, alle altre banche del gruppo. La logica è semplice: un territorio, un marchio.
Finanziaria addio
Lo stesso accadrà nelle Marche, dove la Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno ha incorporato la Banca dell’Adriatico.
In Trentino-Alto Adige, a monte della Banca di Trento e Bolzano, scomparirà la società finanziaria che la controllava e che a sua volta era interamente controllata da IntesaSanpaolo. Un filtro di rappresentanza, costoso e rallentante.
Anche in questo caso la logica appare semplice: recuperare risorse improduttive per spostarle verso il front office: un segno dei tempi. A Firenze la Cassa di Risparmio ha ceduto alla Cr in Bologna i propri sportelli fuori dal territorio regionale, mentre contemporaneamente ha acquisito da IntesaSanpaolo una settantina di agenzie. La Toscana è una delle poche regioni dove ancora resisteranno due marchi, la Cr Firenze appunto e la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia, per l’area a nord ovest. Una eccezione al tempo del grande riassetto.

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