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«Ora servono misure più ampie»

Gli interventi d’urgenza adottati dal governo, nonostante le ingenti risorse che sono state stanziate, circa 100 miliardi, «non delineano ancora una risposta adeguata alle esigenze congiunturali e a quelle di ripresa e di crescita». Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria, lo spiega nell’audizione che si è tenuta ieri sul decreto agosto. Gli interventi sono frammentati, mancano i provvedimenti attuativi e una visione di fondo: tutti elementi che «minano l’efficacia delle misure introdotte rispetto ad un sistema economico la cui tenuta complessiva è messa a dura prova dalla crisi», ha detto Mariotti parlando ai senatori della Commissione Bilancio, sottolineando che «queste carenze rischiano di avere pesanti ripercussioni su cittadini e imprese, se non si modifica la rotta».

In particolare per quanto riguarda i contenuti del decreto agosto, il direttore generale di Confindustria si è soffermato sul blocco dei licenziamenti: un divieto, ha detto, che non ha uguali in nessun altro paese del mondo, non ha più ragione di essere in questa fase, e di fatto scoraggia la ripresa, cioè «quegli interventi di riorganizzazione, ristrutturazione o investimenti, che potrebbero assicurare più rapidamente competitività e occupazione». In uno scenario in cui la previsione di calo del Pil, secondo Confindustria, è tra il 10 e l’11% nel 2020, tenendo conto del rimbalzo del terzo trimestre e di un quarto debole, attorno allo zero. «Il recupero è ancora parziale e i rischi che si affievolisca sono alti, lasciando l’attività su livelli troppo compressi».

Il decreto agosto ha come ambiti principali di intervento il lavoro, la liquidità, il sostegno agli enti territoriali. In generale il provvedimento «nonostante al pari dei precedenti si caratterizzi ancora per la prevalenza di misure assistenziali su quelle strutturali» contiene alcuni segnali «di maggiore attenzione verso le esigenze delle imprese, sebbene parziali e non del tutto coerenti con le proposte formulate da Confindustria».

Tra gli aspetti positivi, alcuni rifinanziamenti (Fondo di garanzia Pmi, Ipcei, automotive, contratti di sviluppo); la proroga della moratoria di legge per debiti bancari delle Pmi; è stata accolta la proposta di Confindustria di introdurre una rivalutazione dei beni di impresa e partecipazioni più flessibile e meno onerosa rispetto al passato.

Ma «mancano diversi interventi prioritari e di più ampia portata, funzionali soprattutto a sostenere gli investimenti e a garantire, in via strutturale, la liquidità delle imprese», ha sottolineato il direttore generale di Confindustria. Mariotti ha citato alcuni esempi: il riconoscimento della cedibilità del credito di imposta 4.0 al sistema bancario sul modello dell’ecobonus al 110%; la possibilità di modifica dei piani di ammortamento adottati dalle imprese, fino a sospendere l’imputazione in bilancio delle relative quote; le misure necessarie a garantire un più agevole recupero dell’Iva sui crediti non riscossi.

Su tutti questi temi Mariotti ha sollecitato ai senatori modifiche durante la conversione in legge del testo. Sarebbe necessario avviare da subito interventi strutturali per il rilancio dell’economia, puntando su misure capaci di attivare la ripresa nel 2021, anche in chiave di sostenibilità sociale e ambientale.

Occorrono quindi interventi con una strategia di medio-lungo periodo, «coerenti con le raccomandazioni della Commissione europea e condivise con i corpi intermedi».

Una delle priorità, ha aggiunto Mariotti, è l’avvio di una riforma degli ammortizzatori sociali, già sollecitata a luglio con un documento. Servono anche innovazioni sulla «annosa» questione del costo del lavoro: la riduzione del 30% dei contributi per le aziende del Sud dovrebbe rappresentare «l’avvio di un complessivo ripensamento del sistema contributivo da coordinare con i progetti di riforma fiscale che si prefigurano in queste settimane».

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