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«Ora una risposta alla crisi economica»

Dare una risposta «decisa» alla crisi economica. E andare avanti aprendo «immediatamente una stagione ancora più importante di riforme economiche». All’indomani del referendum, che ha segnato la vittoria del no, per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, il risultato è la riprova che devono essere affrontate rapidamente le questioni economiche. «La crescita è l’unico modo per combattere disuguaglianze e povertà. Questi nodi cruciali vanno ora affrontati con una politica economica di medio periodo e ampio respiro», ha incalzato Boccia. «Il voto degli italiani al referendum conferma la necessità di dare una risposta decisa alla crisi economica. Ieri come oggi le questioni economiche, debito, deficit e crescita ancora insufficiente, restano aperte e vanno risolte», è stato il commento del presidente di Confindustria, affidato ad una nota scritta e poi ribadito parlando all’assemblea per i 90 anni dell’associazione industriali di Benevento.
«Per il paese l’agenda non cambia – ha detto Boccia a Benevento – abbiamo bisogno di un’economia per la crescita per eliminare disuguaglianze e povertà. Il significato politico del referendum è l’esempio di come la crisi e le criticità abbiano influito sull’interpretazione politica del referendum e non sugli argomenti». Ciò mette in evidenza, ha aggiunto, «ciò che diciamo da tempo: la crescita è un elemento importante della politica economica. Bisogna andare avanti con una stagione di riforme, approvare la legge di bilancio e proseguire su un’idea importante come la questione industriale, a partire dal Mezzogiorno».
Gli industriali avevano espresso il proprio parere per il sì, già con un consiglio generale a giugno. «Confindustria è orgogliosa della sua posizione perché ha sottolineato una importante identità», ha risposto Boccia alle domande dei giornalisti. «Noi – ha aggiunto – non seguiamo i sondaggi né gli esiti elettorali, ma confermiamo le nostre idee. La riforma costituzionale era pre-condizione per modernizzare il paese. Il nostro sì era per avere la stabilità di governo e politiche di medio termine che danno sicurezza alle imprese. Due politici hanno chiesto le mie dimissioni: per fortuna i partiti non hanno giurisdizione su Confindustria. Noi, che abbiamo chiara la distinzione dei ruoli, siamo distanti dai partiti ma non dalla politica, perché siamo il ponte tra la politica e gli interessi del paese».
Il presidente di Confindustria ha poi aggiunto: «Detto questo, le riforme economiche prescindono da ciò: la situazione non cambia, quello che dovevamo fare prima dobbiamo farlo adesso. La questione temporale è importante, il tempo vale quanto il merito. Abbiamo bisogno di un paese competitivo».
Puntare alla crescita con le riforme economiche, quindi, e farle presto. Boccia ha messo in evidenza lo sforzo delle aziende per reggere la competizione internazionale: «Le nostre imprese sono impegnate allo spasimo in uno sforzo cruciale per competere sui mercati internazionali. Per questo chiediamo alle forze politiche di rispondere alle necessità del paese, alla questione industriale e alla questione europea, raccogliendo la sfida della competitività». Solo così, ha aggiunto il presidente di Confindustria, «potremo avere più occupazione e più salario, in un paese più moderno e coeso».
Alla domanda se la soluzione della crisi politica debba essere un governo tecnico o le elezioni, Boccia ha risposto: «Non entramo nel merito, siamo consapevoli del ruolo di Confindustria e di un corpo intermedio dello Stato. Sono questioni che lasciamo alla sensibilità dei partiti e del presidente della Repubblica».
La necessità di proseguire sulla strada delle riforme economiche e della crescita è arrivata anche dal territorio, dal Nord al Sud, da Confindustra Veneto e dalle territoriali di Vicenza e Venezia Rovigo, da Confindustria Emilia Romagna a Confindustria Campania.

Nicoletta Picchio

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