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Ora il Qe ha un tetto massimo

La Bce è ottimista sulla ripresa europea, lascia i tassi invariati e corregge il tono sul Qe, eliminando l’impegno ad aumentare il ritmo e la quantità degli acquisti di bond nel caso in cui «le prospettive diventassero meno favorevoli». Il consiglio direttivo ha confermato la volontà di effettuare gli acquisti netti di attività, all’attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro, fino a settembre, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non verrà riscontrato un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi coerente con l’obiettivo di inflazione.

Sulla ripresa il presidente Mario Draghi è ottimista: è più rapida delle attese, ha rilevato sulla base delle nuove stime economiche del continente.

L’Eurotower prevede che quest’anno il pil dell’Eurozona registri un aumento del 2,4%, superiore al 2,3% fissato in dicembre. Restano invariate, rispettivamente all’1,9 e all’1,7%, le stime per il 2019 e il 2020. Quanto all’inflazione, la Bce prevede che si attesterà all’1,4% quest’anno e il prossimo, per poi accelerare all’1,7% nel 2020.

Draghi era atteso al varco sulla svolta protezionistica del presidente americano Donald Trump, cioè sui ventilati aumenti dei dazi per l’acciaio e l’alluminio. Se «decisioni unilaterali sono pericolose», è altrettanto vero che «la ricaduta immediata delle misure Usa sul commercio non sarà poi così grande», anche se preoccupa lo stato delle relazioni internazionali. «Se metti tariffe contro i tuoi alleati, ci si chiede: chi sono i nemici?», ha osservato il numero uno dell’istituto centrale, che considera il protezionismo in aumento, il cambio dell’euro e la deregulation finanziaria i pericoli principali per l’Eurozona.

Sul rischio Italia, dopo il voto che ha visto prevalere le forze antisistema senza prefigurare una maggioranza certa, Draghi si è espresso con cautela. «Una protratta instabilità può minare la fiducia e ciò può avere effetti negativi», ha avvertito. Ma ha anche fatto notare che i mercati non hanno reagito in maniera eccessiva. Certamente la sostenibilità dei conti resta la preoccupazione principale per i paesi ad alto debito. Ma, a chi paventa il rischio di una svolta antieuropea, Draghi ha replicato: «L’euro è irreversibile e resta una priorità».

Un ultimo commento Draghi lo ha riservato a se stesso e al suo successore: non c’è alcuna fretta di sceglierlo.

Giacomo Berbenni

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