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Ora nascono più imprese e ne muoiono meno

di Antonella Baccaro

ROMA — Ritorno alla normalità. Per le imprese italiane il 2010 sembra l’anno della svolta dopo la crisi iniziata nel 2008. È quanto emerge dal Rapporto Movimprese di Unioncamere, condotto da InfoCamere, che registra il saldo, tra imprese nate e quelle morte, migliore dal 2006, pari a 72.530 unità (+1,2%). Il dato è il frutto di un aumento delle iscrizioni, attestatesi a 410.736 unità, miglior risultato degli ultimi tre anni e un calo delle cessazioni, che sono state 338.206, il valore più contenuto degli ultimi quattro anni. «Le imprese chiedono alla politica risposte concrete -ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello -per rimuovere gli ostacoli burocratici che ancora le imbrigliano. In questo senso -ha aggiunto – si muove l’ultimo "pacchetto"del governo che manca però di utilizzare la leva fiscale» . Ce la fanno soprattutto le imprese manifatturiere che vivono di export e quelle di servizi nella sanità o nel turismo: attività di alloggio e ristorazione, noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese, attività artistiche e d’intrattenimento. Continuano a soffrire le piccole imprese artigiane che nel 2010, pur migliorando rispetto al 2009, perdono circa 5 mila aziende, fermandosi a quota 1.470.942. Crescono le società di capitali, le cooperative e i consorzi (+3,86%), molto meno quelle individuali (+0,39%) che mantengono il segno «più» grazie all’apporto delle imprese degli immigrati. Questi ultimi hanno contribuito per un quinto al saldo annuale complessivo, affermando la propria crescente importanza. Sono soprattutto il Centro e il Mezzogiorno a guidare la ripresa del 2010 ma il saldo anagrafico è attivo in tutte le Regioni: le due aree, a fronte di uno stock delle proprie imprese che a inizio 2010 era pari a 54%di tutte le aziende italiane, hanno infatti determinato il 62,8%della crescita totale dell'anno. In termini assoluti, sono stati Sud e Isole ad aver dato maggior contributo alla crescita (24.848 unità in più). Seguono il Centro (+20.702 imprese), il Nord-Ovest (+19.226) e il Nord-Est (+7.754). Tra le Province più attive, in testa c’è l’Aquila, con un tasso di crescita del 2,7%rispetto a una media nazionale dell’ 1,2%. È possibile immaginare che, passato il periodo in cui molte imprese saranno rimaste inattive ma senza cancellare la propria iscrizione, oggi l’aumento delle iscrizioni sia il segno di una certa ripresa. Anche se va considerato il fenomeno delle tante imprese di costruzioni che si sono iscritte all’Aquila per intercettare il flusso dei finanziamenti per la ricostruzione. Un’altra indagine, questa volta campionaria, di Unioncamere ricostruisce l’identikit del neoimprenditore: nel 2010 il 34%si è messo in proprio per trovare o ritrovare lavoro. Il 72%lo ha fatto con meno di 10 mila euro. Il 27%sono operai: segno che dalla crisi a volte si esce rischiando in proprio.

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