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Ora Londra corre: via mille leggi in 2 anni

Si chiama la Grande Abrogazione ed è qualcosa di mostruoso, perlomeno dal punto di vista di un Parlamento. È il piano del governo britannico per adottare, modificare o cancellare circa mille leggi dell’Unione Europea che nel corso di oltre 40 anni di permanenza nella Ue sono diventate leggi del Regno Unito. Adesso che il Regno Unito ha iniziato il viaggio per uscire dalla Ue, quelle leggi europee devono diventare britanniche o venire abolite. Il problema è come. David Davis, ministro per la Brexit (ministero creato apposta da Theresa May quando è entrata a Downing Street), intende utilizzare le royal prerogatives, i poteri speciali di cui l’esecutivo si può dotare in circostanza particolari: «Non è un’usurpazione del potere legislativo, si tratterà di un utilizzo soltanto temporaneo di questo provvedimento», spiega alla Camera dei Comuni. In seguito, assicura, deputati e lord avranno modo di discutere e mettere ai voti ciascuna legge. Ma il ministro avverte che nei due anni scarsi di negoziati con la Ue, al termine del quali, il 29 marzo 2019, la Gran Bretagna si ritroverà fuori dall’Europa, non ci sarebbe il tempo per una così monumentale operazione, «il più grande progetto legislativo mai intrapreso dal Parlamento», secondo il Times. Perciò bisogna che provvisoriamente sia il governo a decidere che fare di migliaia di leggi.
«È come ristabilire i poteri assoluti di Enrico VIII», tuona Tim Farron, leader liberal-democratico, il partito più apertamente filo europeo del palazzo di Westminster. E anche il Labour, finora più timido nel contrastare la Brexit (l’ex-guru e ministro blairiano Peter Mandelson, in un j’accuse sul settimanale New Statesman, lo definisce addirittura “impotente”), promette «battaglia per difendere la democrazia» per bocca del suo leader Jeremy Corbyn. La previsione dei commentatori è che il Great Repeal Bill (Legge della Grande Revoca o della Grande Abrogazione) può diventare una trappola per il governo: l’opportunità per l’opposizione di ostacolare la Brexit, diminuendone l’impatto. Lo scontro parlamentare si annuncia lungo e complicato. Lo stesso ministro per la Brexit ammette che per il momento la Corte Europea di Giustizia, alla cui giurisdizione il Repeal Bill vuole sottrarsi, continuerà a essere un punto di riferimento: le sentenze precedenti resteranno valide.
Per sfuggire al caos, la City comincia a mettersi ai ripari: ieri i Lloyds di Londra, maggiore compagnia di assicurazioni al mondo, hanno annunciato l’apertura di un ufficio a Bruxelles per mantenere una base nella Ue; e la banca JP Morgan ha reso noto che potrebbe aprire una sede a Dublino. Ma intanto il treno della Brexit è partito. E a bordo sale un passeggero inatteso: l’ex-premier David Cameron, appassionatamente schierato per rimanere in Europa nel referendum. «Sono sempre stato euroscettico anch’io», confessa. «Alla bandiera della Ue preferivo la nostra Union Jack». Il carro dei vincitori, si sa, è affollato.

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