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«Ora le banche diano credito»

di Alessandro Merli

«Con la prima operazione di finanziamento a tre anni da parte della Banca centrale europea, le banche hanno soddisfatto le loro necessità di provvista fondi, ci aspettiamo che con la seconda siano più inclini a espandere il credito all'economia reale». Così il presidente della Bce, Mario Draghi, ha commentato le prospettive della seconda fornitura illimitata di liquidità all'1% al sistema bancario, lanciata oggi e i cui risultati saranno resi noti domattina.
Secondo indagini svolte dalle agenzie di stampa internazionali, l'importo che le banche richiederanno non dovrebbe discostarsi molto dai 489 miliardi di euro concessi a circa 500 istituti nell'asta di dicembre, anche se le previsioni variano su uno spettro molto ampio. Tra l'altro in quest'operazione per la prima volta vengono ammessi come collaterale anche i prestiti bancari concessi in 7 Paesi (fra cui l'Italia) che hanno aderito all'ampliamento dei requisiti varato dalla Bce per facilitare l'accesso delle banche medio-piccole.
A conclusione della riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G-20 a Città del Messico, Draghi ha notato che l'operazione (Ltro, nella sigla inglese) di dicembre «ha contribuito a ridurre drasticamente l'instabilità finanziaria», valutazione su cui il G-20 si è trovato d'accordo all'unanimità, rilevandolo nel comunicato finale. «C'è stato un ritorno della fiducia nei mercati finanziari e nell'euro. L'Europa è oggi un posto più sicuro dove investire», ha detto, ricordando anche gli sforzi «vasti e diffusi» intrapresi da diversi Governi e i progressi sulla governance europea dall'ultimo vertice del G-20 a Cannes nel novembre scorso. Draghi ha ribadito il giudizio più volte espresso di recente sull'economia del 'Eurozona, secondi cui, dopo un quarto trimestre 2011 molto debole, ci sono timidi segnali di stabilizzazione dell'attività e anche i primi segni di miglioramento, anche se alcuni Paesi incorreranno comunque in una lieve recessione.
La prima fornitura di liquidità, ha ricordato il presidente dell'istituto di Francoforte, è arrivata in un momento in cui il mercato obbligazionario era chiuso alle emissioni bancarie e una delle categorie più importanti di investitori, i fondi del mercato monetario americani, avevano abbandonato le banche europee e l'interbancario era paralizzato. Oggi, le banche hanno ricominciato a emettere obbligazioni non garantite e covered bond e i fondi Usa hanno ripreso a investire, mentre gli spread si sono ridotti. Draghi ha osservato che buona parte del primo Ltro è stato usato dalle banche per rimborsare bond in scadenza per 230 miliardi di euro nel solo primo quadrimestre.
Il presidente della Bce ha ammesso che è difficile dire quando potrà avvenire una ripresa del credito, osservando che l'ultima indagine della banca centrale si è svolta prima che si potessero misurare gli effetti dell'Ltro. Dati diffusi ieri da Francoforte, relativi al mese di gennaio, mostrano che qualcosa lentamente si muove. Il credito netto alle imprese è calato di 1 miliardo di euro, dopo il crollo di 35 miliardi a dicembre, mentre quello alle famiglie è cresciuto di 8 miliardi. L'aggregato monetario M3 mostra un'espansione del 2,5%, ben oltre le aspettative di mercato, ma tuttora abbastanza debole. Ieri per la prima volta da un anno a questa parte il tasso a tre mesi sull'interbancario è sceso sotto l'1% del rifinanziamento della Bce. Le cifre diffuse dalla Bce mostrano anche che le banche, soprattutto quelle italiane e spagnole, hanno utilizzato a gennaio i fondi ottenuti da Francoforte per l'acquisto di titoli di Stato: 20 miliardi di euro in Italia, 23 in Spagna, entrambe variazioni record.
Draghi ha tenuto a respingere le critiche, soprattutto di parte tedesca, secondo cui inondando le banche di liquidità si stiano creando rischi per il futuro. La liquidità netta del primo Ltro è stata molto inferiore ai 489 miliardi di euro totali, in quanto le banche hanno trasferito sui 3 anni l'uso precedente di altri finanziamenti più brevi. Inoltre, «il credito sta tuttora subendo una restrizione, non godendo di un boom». Le banche, secondo Draghi, sono ben avviate nel rispettare le richieste della European banking authority e stanno rispondendo ai nuovi requisiti di capitale in gran parte rivolgendosi ai mercati e con utili non distribuiti e non con un forte deleveraging come si temeva.
Draghi è tornato anche sui suoi recenti commenti sul modello europeo di welfare, che hanno causato non poche polemiche in Italia. «Sono d'accordo con un modello di inclusione sociale e solidarietà – ha precisato – ma in alcuni Paesi si è modificato in modo da non far fronte all'enorme disoccupazione giovanile. Si proteggono i posti di lavoro, non i lavoratori».

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