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Ora la Svizzera teme la «bolla»

La corsa del mattone in Svizzera lascia oggi il campo alla gara delle previsioni. Frenata dei rincari nei prezzi, città sotto pressione e da ultimo il rischio bolla immobiliare per 11 distretti svizzeri, tra cui Locarno, previsto da un modello matematico del Politecnico di Zurigo sono gli scenari che gli esperti prospettano per il 2013.
Se non un imminente scoppio della bolla immobiliare, sarà almeno una frenata a dominare l’anno in corso del real estate residenziale, che vive oggi un clima da attesa della tempesta perfetta. È innegabile infatti che la corsa delle quotazioni delle case in Svizzera nell’arco dell’ultimo decennio metta oggi in discussione la tenuta del settore.
Un pericolo bolla che forse non spaventa l’imprenditore italiano che, senza battere ciglio, un anno fa ha comperato un attico sul lungolago di Lugano per 20mila euro al metro quadro o il “paperone” mediorientale che ha acquistato una delle lussuose dimore sulla collina di Cologny a Ginevra, ma che certamente induce alla cautela chi pensava al mattone svizzero come bene rifugio.
È stata la corsa all’acquisto, che ha coinvolto anche molti italiani, a causare quello che oggi viene definito “pericolo bolla”. Il mercato immobiliare, che finora ha beneficiato dell’immigrazione, dei bassi tassi di interesse e di retribuzioni in crescita, sembra ormai sotto pressione in numerose zone del Paese. I valori del metro quadrato tra il terzo trimestre 2011 e il terzo trimestre 2012 sono saliti del 5,9% per le abitazioni in condominio e del 4,8% per le case singole, sensibilmente sopra la media del periodo 2002-2012. E nonostante i rincari, la domanda secondo Credit Suisse sarà ancora tale da poter assorbire la nuova offerta. La situazione è particolarmente sotto pressione nella regione del lago di Ginevra, meta di stranieri che hanno preso qui la residenza per motivi fiscali diventando proprietari di dimore da mille e una notte, nella zona di Zurigo e in regioni turistiche come i Grigioni.
«Il primo gennaio 2013 è entrata in vigore una nuova legge che blocca tutti i nuovi progetti di costruzione di seconde case (quindi nelle località turistiche) – spiega Thomas Rieder, analista specializzato nel real estate per Credit Suisse –. I progetti che hanno avuto permessi di costruzione legalmente vincolanti prima di tale data possono ancora essere realizzati. La legge è valida per tutto il territorio svizzero, a esclusione di progetti di grandi dimensioni come Andermatt (grande complesso turistico in via di realizzazione per opera di Samih Sawiris, ndr), se erano stati pianificati prima dell’11 marzo 2012. Questo blocco del nuovo metterà ancora più sotto pressione i valori delle case esistenti». Il rischio bolla però resta limitato alle aree non turistiche.
Ma come si sono mosse le quotazioni? La Svizzera è tra i Paesi europei ad aver registrato gli aumenti più consistenti negli ultimi anni. «Si calcola una media del 45% nell’ultimo decennio – dice Paola Gianasso di Scenari Immobiliari – con punte superiori al 200% nelle zone di Ginevra fronte lago. In circa un terzo delle regioni svizzere il livello delle quotazioni è giudicato ormai insostenibile. L’aumento dei prezzi è causato oltre che dall’aumento della popolazione, dall’alta liquidità disponibile e dai tassi di interesse molto bassi, anche dall’aumento della domanda internazionale da parte di coloro che decidono di stabilirsi in Svizzera per motivi di convenienza fiscale o che acquistano un immobile come bene rifugio». Sfidando gli alti prezzi e, come nel caso italiano, un cambio oggi sfavorevole con il franco.
Fuori dal coro Ubs che, sottolineando come i tassi di interesse siano scesi al valore più basso dal 1850, non ritiene probabile l’inversione del trend immobiliare prima del 2014.

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