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Ora la sfida: convincere i mercati

Di che euro vivranno i nostri portafogli nei prossimi dieci anni? Se i capi di Stato della Ue fossero sul serio riusciti a sintonizzarsi — con il piano per stabilizzare gli spread e l’abbozzo di un’unione bancaria — da oggi per gli investitori potrebbe aprirsi una stagione diversa. In tempi lunghi e con risultati affatto scontati, ma quello che è stato messo sul tavolo del vertice autorizza per lo meno a sospendere gli eccessi di pessimismo. Come sembra suggerire il risveglio improvviso di Piazza Affari: più 6,59% nella sola seduta di venerdì.
Il bilancio
La fase che si chiude (vedi tabella) ha l’aria di un tempo spezzato. C’è la frattura tra forti e deboli dentro l’Europa: diecimila euro investiti in Piazza Affari il primo gennaio del 2002 oggi ne valgono poco più di 4.100, mentre gli stessi soldi sul listino di Francoforte sarebbero diventati 12.000. C’è la spaccatura tra potenze occidentali e nuove forze emergenti: una scommessa su Wall Street (-18%) non avrebbe retto il confronto con i Bric (+142%). C’è il distacco tra borsa e bond: nonostante il terribile destino dell’ultimo anno la media dei Btp avrebbe offerto un 4% l’anno e i diecimila euro del debutto oggi sarebbero 14.300. Mentre le Borse si sono perdute per strada. Dell’inabissamento di Piazza Affari si è già detto, ma anche un investimento nell’indice mondiale avrebbe comunque perso 1.700 euro su diecimila.
In questo quadro di divisioni incrociate hanno vinto (o hanno contenuto le perdite) i portafogli che si sono adoperati nella ricerca di ponti e di porti sicuri, quelli che hanno riscoperto i dollari australiani e le corone svedesi, gli yen e le sterline. Quelli che hanno investito su titoli governativi, anche esotici, considerati affidabili e, soprattutto per quanto riguarda le Borse, quelli che sono andati il più possibile lontano da casa. Se il vertice avesse avuto (ma è presto per dirlo) il potere di mitigare la maledizione dell’euro spaccato, gli investitori del Vecchio Continente potrebbero cominciare a rilassarsi un poco.
Fiducia italiana
E’ antistorico immaginare il ritorno nell’orticello di casa, ma un conto è investire con l’anelito del globetrotter. Un altro conto è scappare come esuli finanziari, spinti dalla paura e dall’impossibilità di rimanere. «In trent’ anni di professione non ho mai visto così poca Italia nei portafogli degli italiani — dice Giuliano Cesareo, presidente di Augustum Opus sim —. Di fronte a segnali concreti di una nuova ragion d’essere dell’euro, Piazza Affari e le altre Borse dell’area, prezzate come se dovesse andare in onda l’Apocalisse da un momento all’altro, potrebbero trasformarsi nell’occasione del momento».
Un sondaggio condotto da Reuters tra gli asset manager attivi in Italia rivela l’intenzione di approfittare dell’estate per aggiustare al rialzo le posizioni sulle Borse europee: parole che non si leggevano da tempo. Se dai propositi si passasse ai fatti, Piazza Affari e le altre smetterebbero di essere luoghi, «dove chi compra e chi vende non realizza più mandati di lungo periodo, ma idee speculative che hanno al massimo quarantotto ore di respiro», spiega Fabrizio Pasta, responsabile dell’azionario di Ubs Italia sim.
Il venerdì rosa di Piazza Affari suona come un buon auspicio. Ma da solo non basta.

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