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Generali, ora la galassia si è rimessa in moto

Nei corridoi della sede storica delle Assicurazioni Generali, a Trieste, in piazza Duca degli Abruzzi, gli unici rumori che per anni si sono avvertiti provenivano dal cigolare del legno degli antichi parquet, che si flettevano sotto il passo degli impiegati. Dal 28 aprile scorso è cambiato tutto, anche lì. Quel giorno uno degli azionisti più importanti del Leone, Leonardo Del Vecchio — fondatore e proprietario di Luxottica, primo gruppo mondiale dell’occhialeria — scelse le pagine del Corriere della Sera, per dare la sua versione dei fatti sull’operato dell’amministratore delegato del gruppo, Giovanni Perissinotto, proprio quella mattina atteso dall’assemblea che avrebbe approvato il bilancio 2011. Un giudizio chiaro, gelido, negativo. Una frattura netta, che Perissinotto non è riuscito a sanare con le dichiarazioni a caldo in assemblea, né nei trenta giorni successivi. Anzi, la fiammata di ritorno, la scorsa settimana, è sembrata fatale.
Missione internazionale
Uno scontro dai toni tanto duri non si ricorda nel paludato mondo della finanza italiana. Colpisce perché in un capitalismo troppo spesso piegato su se stesso, Generali è la bandiera italiana che sventola nel mondo, l’unica nostra presenza multinazionale con Unicredit. Ma Generali, anche rispetto a Piazza Cordusio, è un’altra cosa. Una storia più lunga, che affonda le radici nella Venezia dell’epoca di Cecco Beppe, l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, che ha visto Franz Kafka tra i propri dipendenti della sede di Praga e ha considerato l’Europa — molto prima del Trattato di Roma — il proprio mercato domestico. Un esempio da imitare, le Generali, una scuola di management e buona amministrazione.
Tensioni
Ora, una cosa è certa, al di là delle recenti posizioni contrapposte tra una parte della proprietà di Generali e il top management: simili tensioni non fanno il bene della compagnia. Il momento sui mercati della finanza è poco meno che terribile, con nuovi minimi toccati proprio venerdì scorso e il titolo del Leone che giovedì è planato a 8,21 euro. I segnali che si rincorrono da cinque anni sono tutti volti al negativo, su ogni mercato e il confronto con alcuni tra i maggiori competitor non premia Trieste. Ma le parole uscite dalla bocca dei protagonisti lasciano intendere altro, visioni non concordi su posizioni strategiche che covavano da tempo, quasi dei regolamenti di conti incrociati, il caso Fonsai, i rapporti tra lo stesso Perissinotto e Roberto Meneguzzo, l’uomo della Palladio Finanziaria che in coppia con Matteo Arpe e la sua Sator sta cercando di inserirsi nel rapporto privilegiato, prolungato e finora inconcludente tra Unipol e il gruppo FondiariaSai Assicurazioni. Uno sgarbo? Si riduce a questo la finanza italiana? I molti e ripetuti intrecci che la caratterizzano non favoriscono una lettura trasparente delle dinamiche in atto e la complessa vicenda del salvataggio del gruppo FondiariaSai di Salvatore Ligresti, con la pesante partecipazione del sistema bancario — da Mediobanca che ha ideato il piano fino a Unicredit e a Intesa Sanpaolo a titolo diverso creditrici del decadente impero dell’ingegnere siciliano — non favoriscono un agire sereno. Lo dimostra l’infinito rinvio che adesso dovrebbe essere giunto alla conclusione. Domani, martedì, la riunione del consiglio di amministrazione di Unipol potrebbe sbloccare la vicenda, decidendo sui concambi e permettendo così alla compagnia bolognese di portare a compimento il proprio piano.
Futuro prossimo
Anche Generali ne avrà uno, necessariamente diverso comunque finisca la vicenda. È chiaro che quando lo scontro è a livelli così elevati dovranno per forza essere rimesse in discussione e rimesse a punto strategie e impostazioni. Si parla infatti della maggiore istituzione finanziaria italiana. E ogni sua mossa ha effetti sull’intera galassia nazionale. Sia che Perissinotto resti in sella sia che alla fine dovesse spuntare Mario Greco, come indicato da Leonardo Del Vecchio. Greco è diventato professionalmente maggiorenne guidando la più fiera tra le concorrenti delle Generali, la Riunione Adriatica di Sicurtà (Ras), nata e cresciuta proprio a Trieste e resa grande da Arnoldo Frigessi di Rattalma, prima di venir trasferita in Corso Italia a Milano e oggi essere parte di Allianz. Quel che appare certo è che il domani di Generali dovrà essere profondamente diverso dal recente passato. Non è una questione di uomini, ma di strategie e di risultati.

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