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Ora Fiat scommette sull’Italia “Ecco i 5 modelli per ripartire”

Cinque nuovi modelli e un’apertura di credito al governo Renzi: «La Fiat — scherza Marchionne — è sempre filogovernativa». Quello di 2014 potrebbe essere il salone della ripartenza per il Lingotto dopo gli anni bui in cui le notizie positive venivano solo d’oltre Atlantico. Al salone svizzero il gruppo di Torino presenta la Jeep Renegade, il primo dei due piccoli suv che verranno realizzati a Melfi e che rappresenta, insieme alle Maserati costruite a Gurgliasco, una parte del futuro degli insediamenti italiani del gruppo.
Ora che gli investimenti arrivano anche in Italia, che cosa chiede il gruppo degli Agnelli al governo? E come giudica i progetti di riforma del mercato del lavoro annunciati dal presidente del Consiglio? «Al governo italiano non riteniamo di chiedere nulla perché non crediamo che la situazione lo consenta », rispondono Sergio Marchionne e John Elkann. Per quel che riguarda il giudizio su Renzi, il presidente della Fiat aggiunge che «l’importante per noi è la stabilità del governo ». Quanto alla valutazione sul Jobs Act, è Marchionne a rispondere che «per noi non cambia nulla perché abbiamo già preso impegni precisi con i sindacati». La spiegazione è tecnica: nel Jobs Act si ipotizza di sostituire la cassa integrazione in deroga con il sussidio di disoccupazione. Ma la Fiat di Marchionne non ha mai utilizzato la cassa in deroga proprio per non essere accusata di chiedere contributi pubblici.
Sulle loro mosse future, i vertici del Lingotto rinviano gran parte delle risposte al Piano prodotto che verrà illustrato il 6 maggio a Detroit. Ma già oggi Marchionne fa sapere di non essere intenzionato a chiedere aumenti di capitale e sottolinea che un eventuale ricorso al bond per finanziare la fusione con Chrysler, «è una delle ipotesi che valuteremo eventualmente dopo la quotazione a New York». Quotazione che dovrebbe avvenire entro il primo ottobre «almeno questo è il nostro sogno. Dobbiamo lavorarci sodo».
Il resto è presentazione di modelli. Oltre alla Jeep Renegade arrivano la Alfieri (un prototipo Maserati), la spider Alfa derivata dalla 4c, una nuova versione della 500 Abarth, e naturalmente la California T, ultima nata di casa Ferrari, la prima sportiva del Cavallino con motore turbo dopo 25 anni. Nello stand di Maranello, Luca di Montezemolo smentisce di essere pronto al decollo alla guida di Alitalia: «Mi hanno chiesto di dare una mano nella trattativa e quando posso aiutare il mio Paese lo faccio volentieri ». Spazio invece alla nuova collaborazione con Apple che prevede una versione della FF equipaggiata con il software dell’iPhone.
Negli stand della concorrenza la fanno da padrone i marchi tedeschi. In casa Volkswagen si assapora il sorpasso su Gm nella classifica dei costruttori anche se nella festa di apertura che precede il Salone, lunedì sera, si è preferito mantenere un atteggiamento di prudenza.
La casa di Wolksburg continua nel suo piano che prevede la progressiva marcia di avvicinamento per conquistare la leadership mondiale entro quattro anni.
Nel frattempo continuano gli investimenti: «Per l’ultimo modello della Lamborghini — rivela Walter Da Silva — abbiamo scelto tra dodici diverse proposte. Abbiamo centinaia di progetti che portiamo avanti contemporaneamente prima di scegliere le caratteristiche delle nostre nuove auto».
Negli stand si respira l’aria incerta della fine della fase più profonda della crisi. «È ancora molto presto per dire che l’Europa ha superato il momento difficile», dice Marchionne. Per la prima volta, però, osserva l’ad del Lingotto, «possiamo constatare che almeno la situazione ha smesso di peggiorare ». Un segno di speranza non solo per i costruttori, ma anche per i milioni di persone che in tutta Europa legano i loro redditi a ciascuno dei mille modelli esposti negli stand del salone ginevrino.

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