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«Ora comanda Westminster: e vuole restare in Europa»

«Di fronte a una sconfitta di queste proporzioni, ogni premier che avesse rispetto per se stesso dovrebbe dimettersi. Theresa May non lo farà: ma dovrebbe». È tagliente il giudizio di Sir Graham Watson, leader storico dei liberaldemocratici al Parlamento europeo, persona ideale per giudicare gli eventi con un occhio a Londra e uno a Bruxelles.

E anche se la May si dimettesse?

«Anche così la situazione non si risolverebbe immediatamente. Ormai è il Parlamento che deve decidere cosa fare, Westminster ha preso il controllo del processo della Brexit».

In che modo?

«È importante notare che i deputati hanno detto di no non soltanto alla May, ma anche a Corbyn: perché lui vorrebbe solo rinegoziare questo accordo, mentre i deputati lo hanno respinto del tutto».

E dunque ora cosa succederà?

«Il Parlamento deciderà di prorogare l’articolo 50 (la data della Brexit, fissata per il 29 marzo) oppure di revocarlo del tutto. E dunque si resterà nell’Unione europea».

Ma il Parlamento ha il potere di prendere una simile decisione?

«Legalmente sì, il referendum del 2016 era soltanto consultivo. Anche se staranno attenti e dunque convocheranno un secondo referendum per legittimare la loro azione».

Dunque l’esito più probabile è che alla fine non ci sia alcuna Brexit?

«Penso proprio così».

Qualità mancanti

May non ha immaginazione: che è la qualità

che serve a un premier

Ma ci saranno quelli che grideranno al tradimento della volontà popolare, che si era espressa col voto del 2016 per uscire dall’Europa.

«Sicuramente ci saranno, ed è per questo che si terrà un secondo referendum. D’altra parte siamo in una democrazia rappresentativa e di fronte al Parlamento non c’è un diverso accordo con l’Europa a disposizione: anche la cosiddetta opzione norvegese non migliorerebbe le cose. Dunque respingendo il piano May i deputati, di fatto, hanno votato per restare in Europa».

Ma perché l’accordo raggiunto dal governo con la Ue era così indigesto?

«Non era soltanto questione di backstop, la clausola di salvaguardia per l’Irlanda del Nord: questo è un problema solo per alcuni. In realtà sono tutti preoccupati dalle conseguenze negative che la Brexit avrà sull’economia: l’uscita dalla Ue ci renderà più poveri e più deboli; e nel 2016 nessuno ha votato perché diventassimo più poveri e più deboli».

Domani (oggi per chi legge) c’è la mozione di sfiducia contro la May. Cosa succederà?

«La premier la spunterà».

Lei dunque è al sicuro?

«Per ragioni di procedura i conservatori non possono rimuoverla per un altro anno. Quindi l’unico modo per sbarazzarsene è la sfiducia e nuove elezioni: ma non succederà».

A Theresa May va riconosciuta una indubbia capacità di resistenza.

«Sicuramente è una donna di carattere. Ma non di immaginazione: che è la qualità che serve per essere premier».

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