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Ora ci sarà un’altra voluntary disclosure

Il governo sta preparando la voluntary disclosure 2. Si sta ancora discutendo su quale sia il veicolo normativo più opportuno ma nelle sue linee essenziali il provvedimento è già pronto e, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, ricalcherà con lievi ritocchi la struttura dell’operazione che si è chiusa nel 2015, con una maggiorazione del costo delle sanzioni. Probabilmente il testo per la nuova riemersione dei capitali all’estero sarà varato dal consiglio dei ministri già nel mese di luglio con un decreto legge. Le prospettive di successo non sono inferiori a quelle della prima voluntary. Basti pensare che a fine 2015 sono rientrati 60 miliardi di patrimoni non dichiarati, quando le stime di Bankitalia parlavano di oltre 200 miliardi di sommerso.

I motivi per rientrare non mancano: Panama papers ha reso evidente che laddove non arrivino le amministrazioni finanziarie possono arrivare le inchieste giornalistiche, opportunamente imbeccate, e in ogni caso per le persone coinvolte è un dramma. Le norme Ocse e l’azione dei più importanti paesi nel contrasto all’elusione fiscale stanno erodendo sempre più lo spazio e la possibilità di manovra dei paradisi fiscali.

Infine, ma non di minore importanza, è la crescita anche a livello nazionale degli strumenti per la protezione del patrimonio, che consentono di mettere in sicurezza i capitali fatti emergere. È questo un campo nel quale gli italiani sono in grave ritardo. Basti pensare che mentre da noi solo il 15% delle devoluzioni successorie sono fatte con testamento (il più semplice e il più economico strumento di disposizione e tutela del patrimonio familiare), ben il 70% dei patrimoni a livello mondiale fa capo a un trust (il più complesso e costoso strumento di disposizione e tutela degli asset patrimoniali).

Ma anche in questo senso le cose stanno cambiando velocemente: con la legge del «dopo di noi», entrata in vigore sabato scorso, si è disciplinato per la prima volta sotto il profilo civilistico il trust, ridando vita ad uno strumento che finora era stato visto con un occhio poco benevolo da parte dell’Agenzia delle entrate. Ora invece acquisisce una legittimità piena e potrà quindi essere utilizzato per blindare i patrimoni riemersi. Una spinta in più per la voluntary.

Marino Longoni

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