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E ora Bruxelles prepara lo sconto bonus da 5 miliardi nella Finanziaria

The Matrix, ovvero la matrice. Ruotano intorno a questa oscura tabella europea «i margini negoziali» e le speranze del premier Paolo Gentiloni di alleggerire la Legge di bilancio. Il negoziato tra Roma e Bruxelles per ottenere un sostanzioso sconto al risanamento dei conti è già partito in vista del Def che il governo dovrà approvare entro due settimane. Ma la conclusione delle trattative non potrà che arrivare a settembre. Al momento è previsto che Roma debba correggere il deficit strutturale con un intervento del valore dello 0,6% del Prodotto interno lordo. Ma Padoan, con il sostegno della Commissione, potrebbe riuscire a ottenere dai partner un dimezzamento della manovra di ottobre. In ballo ci sono almeno 5 miliardi.
Nel 2016 l’Italia ha beneficiato di 19 miliardi di flessibilità sul consolidamento dei conti mentre quest’anno lo sconto – al netto della correzione strutturale di 3,4 miliardi ingiunta dalla Ue entro aprile – sarà di 7 miliardi. Tuttavia la mazzata rischia di arrivare nel 2018, all’interno della Legge di Bilancio che sarà approvata a ottobre. Lo scorso anno l’Italia di Renzi si era impegnata ad alzare l’Iva di 19,2 miliardi se non avesse risanato il deficit. Le famose clausole di salvaguardia, che però le autorità europee – spiegano ora a Bruxelles – non prendono più seriamente, tanto che nelle previsioni economiche pubblicate dalla Commissione a febbraio non venivano considerate: i conti erano fatti come se non esistessero visto che, finora, Renzi più volte ha ripetuto che non verranno mai attivate, che l’Iva non salirà.
Per questo Bruxelles prevede che il deficit strutturale nel 2018 salirà dello 0,5%, 8,5 miliardi di euro. Un buco al quale si aggiunge la richiesta di aggiustamento dello 0,6 del Pil – altri 10,2 miliardi – richiesta proprio dalla matrice, la tabella inserita nelle regole per i paesi dell’euro che a seconda della situazione economica di un Paese, incrociata al livello del suo debito, stabilisce la correzione dei conti. Che dunque sulla carta dovrebbe essere pari all’1,1% del Pil. L’Italia negli anni scorsi è riuscita a scamparla prima perché versava in una situazione di crisi economica ( bad times), poi grazie alla flessibilità per investimenti e riforme che però ha esaurito. Ma ora con la crescita che torna ( normal times)
Roma deve risanare in modo da tenere a bada il suo debito monstre (133% del Pil). Con uno sforzo appunto da 18,7 miliardi che potrebbe lievitare intorno ai 21 miliardi se la crescita nel 2018 aumenterà dell’1,1% come previsto al momento.
In queste settimane si negozia uno sconto dello 0,5% (8,5 miliardi) che potrebbe essere facilmente raggiunto – spiegano a Bruxelles – grazie ai normali margini di tolleranza inseriti nelle regole. Rimarrebbe la necessità di tagliare il deficit strutturale di altri 10,2 miliardi con la manovra di ottobre, a pochi mesi dalle elezioni del 2018. Un’impresa per il Tesoro, che in queste settimane sta faticando a racimolare una cifra pari a un terzo dell’intervento di autunno, 3,4 miliardi per il 2017, senza alzare le tasse.
Tuttavia si spera nella matrice. Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, tramite canali riservati ha fatto sapere al ministro Padoan che la richiesta di aggiustamento potrebbe essere ulteriormente limata. Nel migliore degli scenari potrebbe anche essere dimezzata, passando dallo 0,6 allo 0,3% del Pil: altri 5 miliardi di bonus. Nel 2018 infatti saranno una mezza dozzina i paesi dell’eurozona che entreranno nella fase di good times e ai quali dunque Bruxelles seguendo la matrice attuale dovrebbe chiedere un corposo risanamento. Non a caso la scorsa settimana durante l’Eurogruppo, la riunione dei ministri finanziari della zona euro, quasi la metà dei governi è tornata a chiedere a Bruxelles di riformare le regole della moneta unica. Un blocco di paesi che tra settembre e ottobre – il pronostico di chi all’interno della Commissione lavora per aiutare l’Italia – potrebbe riuscire ad ottenere dai partner il via libera a riscrivere la matrice riducendone, o dimezzandone, le richieste. Per questo nel Def (con uno sforzo di ottimismo) il governo potrebbe già indicare un deficit 2018 intorno dell’1,8-1,9%. Una panacea per Gentiloni e Padoan, sui quali in caso di cortocircuito con l’Unione incombe una procedura europea per debito pericolosa per il futuro del Paese.

Alberto D’Argenio

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