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Ora Berna allontana gli investitori

«Difenderemo a tutti i costi il cambio fisso franco-euro ». Parola di Thomas Jordan, Presidente della Banca nazionale svizzera il quale, ieri a Zurigo, ha annunciato che, per evitare che la valuta soccomba alla speculazione, tutti i depositi degli istituti di credito presso la banca centrale superiori a 10 milioni di franchi saranno gravati da un interesse negativo dello 0,25%. La misura entrerà in vigore il 22 gennaio e riguarda poco meno di 400 miliardi di franchi, al cambio sui 320 miliardi di euro. Tre anni fa, in seguito alla crisi finanziaria, il franco già era stato oggetto di forti pressioni, trasformandosi in un bene rifugio alla stregua dell’oro, tanto da aumentare in breve tempo di un terzo il valore nei confronti dell’euro, con conseguenze catastrofiche sulle esportazioni della Confederazione. In quell’occasione il predecessore di Jordan, Philipp Hildebrand, stabilì un cambio fisso tra le due valute, e da allora il valore di un euro non è mai sceso sotto un franco e 20 centesimi. Una politica dispendiosa per la Bns, costretta a procedere regolarmente a massicci acquisti di valuta comunitaria per evitare che il franco si apprezzasse. Ora, con le nuove incertezze dell’economia europea e le incognite della crisi russa, la moneta svizzera si ripropone quale bene rifugio, ed ecco che il successore di Hildebrand cava dal cilindro la misura dei tassi negativi sui depositi. «Dobbiamo rendere gli investimenti in franchi svizzeri meno attrattivi » ha detto Jordan. «La misura è comprensibile se si considera che, quasi certamente, il prossimo anno l’euro tornerà a indebolirsi e il franco ad apprezzarsi — commenta il sito online del mensile economico Bilan — . D’altronde, con l’economia svizzera che esporta circa il 60% dei prodotti, non potevamo permetterci che il franco diventasse troppo caro ». «Per me è una misura inutile », è l’opinione del docente di Economia all’università di Friburgo, Sergio Rossi. Perché inutile? «Perché se guardiamo alla situazione e alle prospettive economiche nella zona euro, ma soprattutto alla crisi del rublo, difficilmente possiamo credere che la Banca nazionale svizzera riesca a tenere il cambio alla soglia minima di 1,20». Quindi la diga del franco è a rischio, con o senza tassi negativi? «Certo, perché comunque la banca nazionale non può continuare a comprare euro, a causa delle ripercussioni sulla stabilità finanziaria e sul mercato immobiliare elvetici », aggiunge Rossi. Finora il meccanismo ha funzionato: «È vero, la diga ha tenuto, ma d’altro canto ha contribuito a surriscaldare i prezzi del mercato immobiliare svizzero per l’esorbitante aumento della liquidità ». Secondo l’economista bisognerebbe lasciare che il cambio fluttui, e introdurre «una tassa sugli acquisti di franchi per ragioni speculative ». Rimane da capire, insomma, se di fronte alla penalizzazione degli interessi negativi le banche ridurranno la liquidità. Comunque è già certo che si rivarranno sui grandi investitori, mentre i risparmiatori dovrebbero essere al riparo.
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