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Ora Atlante prepara la scossa “Nuovi manager per ripartire”

Il titano Atlante promette di sbarcare nella decima banca italiana con il passo di quei giganti che nei cartoni animati fanno tremare tutto il video. E all’insegna di una discontinuità molto forte e molto radicale. Giugno sarà il mese della verità: nuovo cda e probabilmente un nuovo capoazienda, nuove strategie e una scossa a un sistema imbrigliato nelle vecchie logiche del “potere popolare”, quelle che da un anno il governo di Matteo Renzi cerca di scalfire con grande fatica. Ma Atlante ci riuscirà: perché dopo avere comprato il 99,33% della Vicentina, spendendo metà dei 3 miliardi destinati ai salvataggi bancari, non può certo nascondersi.
Alessandro Penati, l’economista che presiede la società di gestione Quaestio che imbriglia il titano Atlante, si è preso una pausa dopo la presentazione di venerdì. Ma chi lo ha visto nelle sale del Four Seasons affollate di investitori lo ha sentito esprimere pareri cartesiani a riguardo: «L’investimento del fondo Atlante nella Vicenza riguarda una storia di ristrutturazione, di quelle che è meglio fare da soli che in compagnia di altri soci. In tempi brevi dovremo dare un forte segnale che le ristrutturazioni si possono fare in modo diverso, e rapido». E sfidare chi lo canzonava con la storia delle connivenze vicentine, roba da “Signore e signori” di Pietro Germi: «Aspettatemi al varco per vedere quali nomi metteremo nel nuovo consiglio della Vicenza».
Non sembra esattamente la road map che aveva in mente l’ad Francesco Iorio e il presidente Stefano Dolcetta: aumento di capitale chiesto dalla Bce (un flop, non fosse per Atlante), quotazione il 4 maggio (saltata), assemblea a giugno per rappresentare i nuovi soci istituzionali negli organi sociali. Le cose stanno andando molto diversamente. «La cosa più importante era l’aumento per poter riprendere a lavorare in modo ordinato e ordinario. Questo è stato fatto, il mattoncino principale è stato messo, andiamo avanti con grande fiducia e determinazione – ha detto ieri l’ad Iorio a Radiocor Plus -. La banca ha scontato il momento di mercato molto negativo e un limite temporale molto stretto che ci ha imposto di procedere comunque». Alla domanda se il suo lavoro continuerà come prima Iorio ha risposto: «Certo. Direi proprio di sì». Ma ormai non è più una decisione nelle sue mani, o in quelle di qualche consigliere-azionista- debitore (10 consiglieri su 18 sono lì dal 2013) dell’istituto prostrato da un ventennio di gestione clientelare. E che un mese fa, a danni fatti, ha visto l’assemblea votare contro l’azione di responsabilità per i vecchi vertici. La decisione è nelle manone del titano, che se somiglieranno a quelle dell’economista milanese che presiede Quaestio avranno modi diretti, quelli appresi in tanti anni di vita americana.
Così, dopo una prima ricognizione delle cose, Atlante potrebbe chiedere la convocazione di un’assemblea per rinnovare in toto la governance vicentina. «La discontinuità sarà radicale perché è doveroso che sia così dice chi conosce bene Penati e il suo ambiente -, per gli azionisti di Atlante e per quelli che a Vicenza hanno perso fino al 100% dei loro investimenti». Finora Penati non ha usato i cacciatori di teste per trovare le persone, ma la rete di conoscenze che si è fatto in un quarantennio di docenza e lavoro nella gestione in Italia, Stati Uniti, Svizzera. Si cerca un management di grande esperienza e risolutezza, e consiglieri con esperienza bancaria internazionale, per risanare entro 18 mesi la banca, e rivenderla o riportarla in Borsa. Come ha detto ieri il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, «ieri ha deciso il mercato: ma dal male può anche venire una cosa buona».
Andrea Greco
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