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Opzione Irap, esame sui costi

Ancora pochi giorni a disposizione delle imprese individuali e delle società di persone in contabilità ordinaria per effettuare, nei termini, l’opzione che consente di abbandonare la determinazione della base imponibile Irap con il metodo “fiscale” per applicare quello “da bilancio”, caratteristico delle società di capitali. La facoltà di esercitare l’opzione (che vincola per il triennio 2013-2015) va quest’anno soppesata alla luce delle novità riguardanti la determinazione del reddito d’impresa (costi auto e canoni leasing). Per calcolare la convenienza dell’opzione, infatti, un primo, importante elemento è dato dai costi parzialmente indeducibili ai fini Irpef, che l’impresa può facilmente rilevare dal quadro RF di Unico tra le variazioni in aumento (spese per veicoli a motore, telefoniche, alberghiere e di ristorazione, eccetera). Se nel regime naturale essi sono irrilevanti anche ai fini Irap, optando per il regime dei soggetti Ires molti di questi oneri concorrono a ridurre la base imponibile del tributo regionale, in quanto assunti nella loro (corretta) dimensione civilistica.
Scade il 1° marzo prossimo il termine di sessanta giorni dall’inizio del periodo d’imposta entro il quale chi intende transitare nel regime naturale per i soggetti “maggiori” deve compilare e trasmettere (solo telematicamente) il modello approvato con provvedimento direttoriale del 31 marzo 2008. Stranamente, sul sito dell’agenzia delle Entrate il termine di scadenza è indicato come 4 marzo, ma il sessantesimo giorno è il 1° marzo, giorno non festivo, per cui meglio non confidare su un possibile refuso.
Se la compilazione del modello non comporta alcuna difficoltà, altrettanto non può dirsi per la scelta di convenienza, la quale deve mettere a confronto le peculiarità dei due regimi di determinazione del valore aggiunto della produzione (Vap) e “misurarli” sulla situazione del singolo contribuente.
L’opzione è consentita unicamente alle imprese Irpef in contabilità ordinaria (per obbligo o per opzione), mentre chi è in contabilità semplificata (e non opta per uscire) non può “sfuggire” al regime naturale Irap previsto dall’articolo 5-bis del decreto legislativo 446/1997 (idem per i professionisti, disciplinati dall’articolo 8). Per le scelte a disposizione degli imprenditori agricoli si veda la risoluzione n. 3/E/2012. Chi inizia l’attività in corso d’anno può esercitare l’opzione entro 60 giorni dalla data di inizio attività. Occorre fare attenzione al fatto che l’opzione è irrevocabile per tre periodi d’imposta, per cui in queste settimane si effettua la scelta per il triennio 2013-2015, e vincola alla tenuta della contabilità ordinaria per l’intero periodo. Chi ha già in passato (nel 2010) esercitato l’opzione e ha terminato il triennio deve scegliere: se non fa nulla, il regime opzionato si intende (tacitamente) rinnovato per un altro triennio, altrimenti, con lo stesso modello e sempre entro il 1° marzo prossimo, deve esercitare la revoca (tornando così a determinare il Vap secondo le regole previste dall’articolo 5-bis del decreto Irap), anch’essa con effetto triennale e irrevocabile.
Le società di capitali determinano il Vap partendo direttamente dai dati espressi dal conto economico: la base è la differenza tra il valore e i costi della produzione di cui alle lettere a) e b) di tale documento, con esclusione – dal lato dei costi – delle voci di cui ai numeri 9), 10), lettere c) e d), 12) e 13). Vi sono poi una serie di altri oneri da considerare comunque indeducibili, indipendentemente dalla loro collocazione a conto economico (costi per amministratori non professionisti e collaboratori progetto, Imu, interessi sui leasing, eccetera). I soggetti Irpef, invece, determinano l’Irap partendo da una serie di componenti reddituali positivi e negativi tassativamente indicati dal legislatore, che vanno assunti nella loro quantificazione e imputazione temporale rilevante ai fini dell’imposta sul reddito. Si tratta dei ricavi di cui all’articolo 85 Tuir (escluse le lettere c e d), delle variazioni delle rimanenze finali e dei costi delle materie prime, sussidiarie e di consumo, delle merci, dei servizi, dell’ammortamento e dei canoni di locazione anche finanziaria dei beni strumentali materiali e immateriali. Anche qui, poi, vi sono oneri che comunque non sono mai deducibili, in gran parte analoghi a quelli del regime ordinario.

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