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Opzione Irap alla volata finale

di Gianfranco Ferranti

Ancora due giorni a disposizione di imprese individuali e società di persone per trasmettere all'agenzia delle Entrate la comunicazione dell'opzione per la determinazione della base imponibile Irap con le regole previste per i soggetti Ires.

Scade, infatti, il 29 febbraio il termine per comunicare:

– l'opzione per la determinazione della base imponibile Irap in base alle risultanze del bilancio da parte di imprese individuali e società commerciali di persone che adottano, per obbligo o per scelta, la contabilità ordinaria. L'opzione ha effetto per il triennio 2012-2014, al termine del quale, se non sarà revocata, si considererà rinnovata per un altro triennio;

– la revoca dell'opzione eventualmente già esercitata per il triennio 2009-2011, con effetto per il successivo triennio.

La prossima scadenza non riguarda, però, le imprese che avviano l'attività in corso d'anno, le quali devono comunicare l'opzione entro 60 giorni dalla data indicata dall'imprenditore individuale nella dichiarazione di inizio dell'attività o da quella di costituzione della società.

In caso di trasformazione di una società di capitali in una società di persone in contabilità ordinaria, l'opzione va esercitata entro 60 giorni dalla data di efficacia giuridica dell'operazione. Qualora, invece, sia una società personale a trasformarsi in una di capitali non si può effettuare l'opzione, perché la società risultante dalla trasformazione è obbligata ad applicare i criteri di determinazione della base imponibile Irap previsti per i soggetti Ires.

La comunicazione va redatta usando il modello approvato con il provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate 49810 del 31 marzo 2008, e va trasmessa in via telematica utilizzando il prodotto informatico denominato "COMIrap", scaricabile dal sito dell'Agenzia.

Per operare le valutazioni di convenienza della scelta da effettuare occorre, innanzitutto, avere ben presenti le diverse modalità di determinazione dell'Irap previste in relazione alla differente veste giuridica tramite la quale è esercitata l'attività.

I soggetti Ires assumono i componenti positivi e negativi in base alle risultanze del conto economico, senza considerare le variazioni in aumento e in diminuzione effettuate in dichiarazione dei redditi. Invece i soggetti Irpef individuano i componenti positivi secondo le regole fiscali e quelli negativi in base alla classificazione civilistica (tranne i costi per servizi, individuati, ai fini delle imposte sui redditi, dal Dm 17 gennaio 1992). In entrambi i casi occorre, però, riferirsi agli importi rilevanti ai fini della determinazione del reddito d'impresa.

Le variazioni in aumento da apportare al risultato dell'esercizio ai fini delle imposte sui redditi sono, in via generale, superiori a quelle in diminuzione e può, quindi, risultare conveniente esercitare l'opzione. Va, in particolare, tenuto presente che per i soggetti Ires non si applicano le limitazioni, previste ai fini della determinazione del reddito, alla deducibilità di alcuni costi e sono deducibili anche gli oneri diversi di gestione non inquadrabili tra i servizi. L'Agenzia ha, però, affermato, nelle circolari 36/E e 39/E del 2009, che i costi che attengono alla sfera personale degli amministratori e dei soci non sono deducibili anche se imputati al conto economico, e che «il requisito di inerenza può ritenersi sicuramente esistente» se il contribuente deduce importi di ammontare non superiore a quelli determinati applicando le disposizioni del Tuir.

Per le imprese soggette all'Irpef non assumono, però, rilevanza le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dalla cessione di beni strumentali e di immobili non strumentali e non costituenti beni merce, né le sopravvenienze attive e passive: componenti che concorrono, invece, a formare la base imponibile dei soggetti Ires. Pertanto, se si prevedono nel triennio plusvalenze e sopravvenienze rilevanti, o variazioni in diminuzione superiori a quelle in aumento, non conviene esercitare l'opzione.

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