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Opposizione all’ipoteca: tempestività da provare

Nell’ambito dell’opposizione agli atti esecutivi e, in particolare, nel caso di un’iscrizione ipotecaria ricade sul contribuente l’onere della prova della tempestività dell’opposizione. In particolare, quest’ultimo è tenuto a indicare almeno la data di avvenuta comunicazione dell’iscrizione ipotecaria. Lo ha chiarito la Corte di cassazione nella sentenza n. 7051 depositata ieri.
La vertenza giudiziaria nasceva dalla richiesta di un contribuente di vedere dichiarato nullo un provvedimento di iscrizione ipotecaria su un suo bene per il mancato pagamento di 27 cartelle esattoriali. Il contribuente intendeva far valere in giudizio l’omessa notificazione delle cartelle.
Per la Cassazione, che ha chiuso la disputa accogliendo le soluzioni dei giudici di primo e secondo grado, per individuare il dies a quo da cui decorre il termine perentorio previsto dall’articolo 617 del codice di procedura civile, il criterio della conoscenza legale è stato da tempo integrato con quello della conoscenza di fatto. «In particolare – scrive la Corte – in tema di opposizione agli atti esecutivi, ai fini del decorso del termine perentorio di cinque giorni (elevato oggi a venti) per la proposizione dell’opposizione, valgono sia il principio per cui il tempo del compimento dell’atto coincide con quello in cui l’esistenza di esso è resa palese alle parti del processo esecutivo, e quindi con il momento in cui l’interessato ha avuto conoscenza legale dell’atto (…), sia il principio della piena validità della conoscenza di fatto».
I giudici della terza sezione civile osservano poi che grava sul ricorrente che propone l’opposizione l’onere della prova della tempestività della stessa. Dunque, nell’ipotesi in cui il contribuente, in difetto di conoscenza legale, «sia venuto comunque a conoscenza della cartella esattoriale, eventualmente anche per propria iniziativa (dimostrando ciò con il fatto stesso della proposizione dell’opposizione), non può limitarsi ad allegare di avere avuto detta conoscenza, senza fornire la prova del momento in cui l’ha acquisita ai fini della dimostrazione della tempestività dell’opposizione, giacchè ragionando in questi termini, risulterebbe vanificata la stessa prescrizione di perentorietà del termine previsto dall’articolo 617». In definitiva, per la Corte, l’opposizione, se formulata oltre il termine dell’articolo 617, secondo comma, del codice di rito, «è da ritenersi tempestiva solo se l’opponente alleghi e dimostri quando è venuto a conoscenza dell’atto presupposto nullo (cioè della sua mancata comunicazione)».

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